Oltre cento opere raccontano l’universo corrosivo di Robert Crumb, tra fumetto underground, satira sociale e ossessioni private. La mostra, ospitata a Castel Nuovo fino al 31 agosto, porta per la prima volta in Italia un’ampia ricognizione sul maestro americano
La prima mostra italiana dedicata a Robert Crumb è aperta a Napoli, negli spazi di Castel Nuovo – Maschio Angioino, con il titolo Robert Crumb. Cattivi pensieri. L’esposizione resterà visitabile fino al 31 agosto e rientra nel programma di Comicon Off.
Il percorso riunisce oltre cento pezzi provenienti dall’archivio visivo dell’autore: quasi cinquanta originali tra tavole, illustrazioni e acqueforti, accanto a riproduzioni, fumetti, dischi e pubblicazioni. Un corpus che restituisce la complessità di una figura centrale del fumetto underground americano e della controcultura del Novecento.
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Il maestro del fumetto underground
Nato a Filadelfia nel 1943 e da decenni residente in Francia, Crumb è tra gli autori che hanno modificato in modo radicale il linguaggio del fumetto. Il suo nome resta legato alla stagione della controcultura statunitense degli anni Sessanta, alla nascita di un immaginario grafico libero, irregolare, distante dai codici dell’industria editoriale tradizionale.
Tra le sue creazioni più note figurano Fritz il Gatto e Mr. Natural, personaggi diventati simboli di una satira insieme grottesca, politica e personale. Il suo disegno, denso e minuzioso, ha trasformato nevrosi, desideri, critica sociale e cultura popolare in una forma visiva riconoscibile.
Dalle tavole di Zap Comix alla Genesi
La mostra attraversa diverse fasi della produzione di Crumb. Il percorso parte dalle visioni corrosive di Zap Comix, una delle esperienze fondamentali del fumetto underground, e arriva alla rivista-laboratorio Weirdo, progetto che ha raccolto e rilanciato molte delle tensioni grafiche e culturali della scena alternativa americana.
Spazio anche alla dimensione più narrativa e monumentale dell’autore, con riferimenti alla sua rilettura della Genesi, e al ritorno al comic book con Tales of Paranoia. L’esposizione mette in relazione il lavoro più noto di Crumb con il suo interesse per la musica roots, per il disegno dal vero e per una rappresentazione dell’umanità priva di filtri.
Le quattro sezioni del percorso
Robert Crumb. Cattivi pensieri si articola in quattro sezioni: Il labirinto interiore, Lo sguardo controculturale, L’alfabeto dell’ossessione e Dialogo d’artista: Robert Crumb e Pacecco De Rosa.
La struttura consente di leggere l’opera dell’autore non solo come fenomeno legato al fumetto, ma anche come indagine più ampia sul corpo, sulla società, sulle pulsioni individuali e sui codici visivi della modernità. L’ultima sezione introduce un confronto inedito con l’opera di Pacecco De Rosa, pittore napoletano del Seicento, inserendo il segno di Crumb in dialogo con la storia artistica della città.
Il segno come critica della modernità
Il lavoro di Crumb si fonda su un disegno materico, insistito, quasi ossessivo. La linea accumula dettagli, deforma i corpi, espone fragilità e contraddizioni. Nei suoi fumetti la comicità convive con l’inquietudine, mentre la satira sociale si intreccia con un’autobiografia spesso scomoda.
Proprio questa tensione ha reso Crumb una figura controversa e influente. La sua opera non cerca la neutralità: osserva l’America del secondo Novecento, i suoi miti, i consumi, la sessualità, la musica e le derive culturali attraverso una lente deformante, ma lucida.
Napoli e il dialogo tra fumetto e patrimonio storico
La scelta del Maschio Angioino colloca l’immaginario di Crumb dentro uno dei luoghi simbolici di Napoli. Le sale del castello diventano così lo spazio di incontro tra il fumetto underground americano e il patrimonio storico della città.
L’esposizione nasce dalla collaborazione tra Comicon e Comune di Napoli. La curatela è affidata a Matteo Stefanelli, direttore artistico di Comicon, che costruisce un percorso pensato per evidenziare la forza del disegno di Crumb e la sua capacità di attraversare linguaggi diversi.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

