Cinque stagioni, violenza e tensione morale si chiudono su Prime Video. Tra morti eccellenti e un fumetto ancora più oscuro, il pubblico di The Boys resta perplesso. Ma…
Mercoledì 20 maggio 2026, The Boys ha trasmesso il suo episodio conclusivo su Prime Video, chiudendo una saga che ha ridefinito il genere supereroistico con satira feroce e critica sociale. Lo show, creato da Eric Kripke e tratto dai fumetti di Garth Ennis e Darick Robertson, ha mantenuto fino all’ultimo la sua identità provocatoria, mostrando un mondo in cui potere, celebrità e corruzione si intrecciano senza alcuna concessione.
Il finale televisivo chiude definitivamente gli archi narrativi di alcuni protagonisti: Billy Butcher, Patriota e Abisso escono di scena in modi che hanno già generato discussioni tra gli spettatori. Alcuni sopravvissuti, come Hughie e Starlight, affrontano le conseguenze morali delle loro azioni, sottolineando il tono cupo della stagione.
Perché il finale non ha convinto tutti
Molti fan hanno criticato il finale per la percezione di chiusure troppo comode o emotivamente forzate, in contrasto con lo spirito nichilista della serie. Alcune morti decisive, pur drammatiche, sono risultate meno impattanti rispetto alle aspettative, mentre la risoluzione di conflitti chiave è stata considerata da alcuni prevedibile. La polarizzazione del pubblico è stata amplificata dai social media, con reazioni contrastanti tra chi apprezza il lato emotivo e chi avrebbe voluto un approccio più fedele alla crudezza dei fumetti.
Il fumetto: più crudele e nichilista
Il finale dei fumetti, rispetto alla serie, si distingue per la sua crudeltà e pessimismo assoluto. Black Noir viene rivelato come un clone di Homelander, creato come assicurazione estrema nel caso il supereroe più potente del mondo fosse diventato ingestibile. Quando Homelander precipita nella follia e arriva a decapitare il presidente Victor Neuman, Black Noir interviene e lo massacra. Subito dopo, Butcher elimina anche Black Noir con il suo piede di porco, chiudendo il doppio cerchio della vendetta. Da quel momento, il fumetto smette di raccontare la caduta dei supereroi e si concentra sulla deriva finale di Butcher, che decide di eliminare chiunque possieda tracce di Compound V, trasformandosi nel vero mostro della storia.
Per portare avanti il suo piano radicale, arriva persino a uccidere i suoi stessi compagni, entrando completamente in una dimensione di nichilismo e autodistruzione che la serie TV ha solo sfiorato. Il confronto finale tra Butcher e Hughie porta alla morte di Butcher, mentre Hughie e Annie sopravvivono, ma senza alcuna consolazione. La guerra contro il potere corrompe tutto e tutti, anche chi combatte per il bene, e il fumetto insiste su questo messaggio in modo netto e impietoso.
Le differenze chiave tra serie e fumetto
La serie TV introduce elementi emotivi e momenti di speranza che attenuano la brutalità del finale originale. La caduta di Homelander è più “umanizzata” e la vendetta di Butcher si conclude con una chiusura emotiva che offre una possibilità di futuro. Solo Hughie e Annie mantengono la sopravvivenza in entrambe le versioni, come unico punto di contatto tra serie e fumetto.
Le riflessioni di Eric Kripke
Eric Kripke ha dichiarato di aver previsto la polarizzazione del pubblico e di aver accettato le critiche come parte del processo creativo. Secondo lo showrunner, la priorità era suscitare una reazione emotiva, indipendentemente dal consenso. La sua filosofia è stata quella di sorprendere e provocare, coerente con l’identità della serie. Il futuro dell’universo di The Boys continuerà con lo spin-off prequel Vought Rising, che esplorerà le origini della Vought International, e con The Boys: Mexico, mentre la storia di Gen V potrebbe riprendere più avanti.
L’eredità della serie
Con la chiusura della quinta stagione, The Boys conferma la sua capacità di mescolare violenza, satira e riflessione morale. Il finale televisivo offre chiusure emotive e possibilità di futuro, pur mantenendo la tensione e la brutalità caratteristiche della serie, ma si distingue nettamente dal fumetto originale, dove il pessimismo e la crudeltà dominano ogni scena. La serie lascia così un’eredità di coraggio narrativo, alimentando dibattiti tra i fan su potere, vendetta e moralità.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

