Dal 16 luglio all’11 settembre 2026, lo Spazio Diaz di Como ospita la nuova mostra personale di Pietro Turati. Il percorso attraversa figure evanescenti, nature morte, architetture trasfigurate e astrazioni cartografiche, seguendo una pittura rivolta alla dimensione interiore
Da giovedì 16 luglio a venerdì 11 settembre 2026, lo Spazio Diaz di Como presenta una mostra dedicata a Pietro Turati. L’esposizione riunisce opere nelle quali la rappresentazione del reale lascia spazio alla sua risonanza psicologica, tra memoria, inquietudine e percezione emotiva. Il progetto espositivo mette in relazione i principali nuclei della ricerca dell’artista: le figure sospese, le nature morte, la città e le composizioni astratte derivate da impianti cartografici. L’illuminazione delle opere è curata da Francesco Murano.
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Il colore come spazio emotivo
Nella pittura di Turati, pennellate ampie e rapide costruiscono volumi e campiture senza limitarsi a definire le forme. Il colore assume una funzione narrativa e diventa uno strumento per rappresentare stati interiori difficili da ricondurre a immagini precise. Gli accostamenti cromatici accompagnano lo spettatore in una dimensione fragile, nella quale la realtà visibile appare filtrata dalla memoria. Oggetti, corpi e ambienti perdono progressivamente la loro consistenza materiale, trasformandosi in presenze trattenute sulla superficie pittorica.
Le affinità con l’Espressionismo
Il critico Sergio Gaddi individua nella ricerca di Pietro Turati una consonanza con alcuni esiti dell’Espressionismo tedesco. Il riferimento riguarda soprattutto la capacità dell’immagine di far emergere tensioni latenti, frammenti dell’inconscio ed emozioni sospese. Le possibili vicinanze alle esperienze di Ernst Ludwig Kirchner ed Edvard Munch non assumono la forma della citazione diretta. Riguardano piuttosto l’esigenza di oltrepassare la descrizione esteriore per restituire l’eco psicologica della realtà.
Figure tra presenza e dissolvenza
Nei dipinti dedicati alla figura umana, i volti sono spesso assenti o privi di una definizione riconoscibile. Questa scelta sottrae i soggetti a un’identità individuale e li trasforma in presenze evanescenti, collocate al confine tra apparizione e dissolvenza. La dimensione visionaria di queste opere presenta anche alcuni echi della pittura di Marc Chagall. Le figure sembrano provenire da uno spazio onirico, nel quale le coordinate temporali e fisiche risultano alterate.
Nature morte e luoghi della memoria
Nelle nature morte, Turati riduce gli elementi della composizione e rarefà lo spazio. Gli oggetti sono disposti secondo equilibri silenziosi, in ambienti sottratti allo scorrere ordinario del tempo. La sospensione che attraversa queste opere trasforma le scene quotidiane in luoghi della memoria. Gli elementi raffigurati non vengono descritti soltanto per la loro presenza materiale, ma per il deposito emotivo che sembrano conservare.
La città diventa astrazione cartografica
Un’altra parte della mostra allo Spazio Diaz è dedicata alla rappresentazione della città. Turati parte da reali impianti urbani, scomponendoli in cellule cromatiche, tasselli e micro-geometrie. La planimetria perde così la propria funzione tecnica e diventa un paesaggio emotivo. Il rigore della mappa si intreccia con una costruzione pittorica più libera, nella quale la memoria dei luoghi convive con l’immaginazione.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

