Kunsthistorisches Museum, Albertina, Belvedere e Leopold Museum conservano opere comprese fra il Cinquecento e il primo Novecento. Cinque tappe a Vienna collegano pittura fiamminga, disegno rinascimentale, Secessione viennese ed Espressionismo senza ridurre la città a una sola epoca
Bruegel, La Torre di Babele
Al Kunsthistorisches Museum, Pieter Bruegel il Vecchio firmò e datò nel 1563 la Torre di Babele, dipinta su tavola di quercia. L’edificio occupa gran parte della superficie e rende minuscolo il porto disposto ai suoi piedi. Il cantiere rende visibili numerosi procedimenti tecnici e artigianali, dalle impalcature al trasporto dei materiali. La struttura esterna combina elementi dell’architettura antica e romanica, mentre parti già costruite convivono con settori ancora aperti.
Vermeer, L’arte della pittura
Nello stesso museo, L’arte della pittura, datata intorno al 1666-1668, mostra un pittore di spalle davanti al cavalletto. La modella è rappresentata come Clio, musa della Storia. Tiene gli attributi che permettono di riconoscerla, mentre nello studio compaiono un modello scultoreo, un taccuino e il quadro ancora in lavorazione. Sulla parete è appesa una carta delle diciassette province dei Paesi Bassi anteriori alla divisione fra nord e sud.
Dürer, Giovane lepre
L’Albertina conserva la Giovane lepre di Albrecht Dürer, datata 1502: un acquerello con colori coprenti su carta, di 25,1 per 22,6 centimetri. L’animale è seduto di profilo e il pelo è costruito mediante segni sovrapposti, più chiari o più scuri secondo le diverse zone del corpo. L’opera appartiene alla raccolta grafica del museo. Proprio perché i lavori su carta sono sensibili alla luce, non può essere esposta in permanenza e compare nelle mostre secondo criteri conservativi.
Klimt, Il bacio
Al Belvedere, Il bacio di Gustav Klimt misura 180 centimetri per lato ed è eseguito a olio con applicazioni d’oro e d’argento su tela. Due figure abbracciate occupano quasi interamente il formato quadrato. I corpi sono avvolti da campiture ornamentali, mentre una fascia di prato fiorito definisce il margine inferiore. I materiali metallici appartengono alla costruzione della superficie e non a una cornice aggiunta intorno alla scena.
Schiele, Autoritratto con alchechengi
Al Leopold Museum, Egon Schiele dipinse nel 1912 l’Autoritratto con alchechengi. La testa e il busto sono interrotti dai margini orizzontali; le zone scure dei capelli e dell’abito trovano un contrappeso nei frutti rossi della pianta. Il volto è ruotato, ma lo sguardo è diretto verso l’esterno del quadro. L’opera fu concepita come controparte del contemporaneo Ritratto di Wally Neuzil: due immagini autonome costruite attraverso un rapporto compositivo.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

