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Il gusto antiquario nelle raccolte di Palazzo d’Altemps

Di Ivan Caccavale

Poco distante da Piazza Navona, un’antica dimora quattrocentesca rivela gli interessi archeologici dei suoi notabili proprietari. Un’importante testimonianza di storia del collezionismo.

La storia di Palazzo d’Altemps

Il primo nucleo della struttura risale al 1477 e si riconduce alla volontà di Girolamo Riario, signore di Imola. In seguito esso diviene di proprietà del cardinale Soderini e residenza degli ambasciatori spagnoli. Nel 1568 è il cardinale austriaco Marco Sittico Altemps, nipote di Pio IV il nuovo compratore del palazzo. L’alto prelato fornisce gli interni di un prezioso impianto decorativo, degni, in tal modo, di ospitare raccolte librarie e collezioni di antichità. Durante la fase altempsiana prende forma anche la chiesa di Sant’Aniceto, eretta nel 1603 per custodire le preziose reliquie del pontefice (pregevoli, al suo interno, i due cicli pittorici del Pomarancio: uno mariano e l’altro inerente la vita del papa).

Gli interni di Palazzo d’Altemps

Nel XVIII sec. Palazzo d’Altemps torna ad essere una dimora diplomatica. Nella seconda metà del XIX sec., invece, alla morte di Lucrezia Altemps, erede dell’abitazione è il tenente francese Giulio Hardouin. Alterchi con un genero come Gabriele d’Annunzio costringono però il gerarca a vendere. Nuova proprietaria diviene dunque la Santa Sede, che concede il fabbricato fino al 1969 al Pontificio Collegio Spagnolo. Nel 1982, infine, il palazzo viene acquistato dallo Stato italiano. Nel dicembre 1997, dopo un lungo e meticoloso restauro, esso diviene la quarta sede del Museo Nazionale Romano.

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Le collezioni del palazzo

Il percorso di visita si articola in due piani e numerose sale. Una scrupolosa ratio lega i marmi all’apparato decorativo delle stanze in cui gli stessi sono esposti, con un’attenzione particolare alle collocazioni originarie e alla successione delle fasi collezionistiche. Ecco dunque svelarsi i capolavori Boncompagni Ludovisi, i pezzi di Asdrubale e Ciriaco Mattei (del XVI sec.), la raccolta Del Drago (del XVII sec.), i simulacri Jandolo, Veneziani, Brancaccio, i manufatti egizi (ritrovati nel Campo Marzio), gli affreschi Pallavicini Rospigliosi, la stessa collezione Altemps fino ad arrivare alla selezione archeologica di Evan Gorga, raffinato collezionista di inizio Novecento, a una serie di recuperi dal mercato antiquario e alle stampe di Giacomo Boni.

Il contributo più prezioso per la formazione di questo ricco patrimonio è da attribuire sicuramente ai beni ex Ludovisi. Tra questi spicca il trono Ludovisi appunto, con la nascita di Venere, ritenuto un originale della Magna Grecia del V secolo a.C. Meritevoli di attenzione anche l’addio cristallizzato nel gruppo statuario di Oreste ed Elettra e l’Ares c.d. Ludovisi, secondo Winckelmann «il più bel Marte dell’antichità». Parimenti importanti le sculture custodite nel Salone delle Feste. Svetta imponente il Galata suicida (che fa da contraltare al Galata morente dei Musei Capitolini). Oltre ad esso, sicuramente mirabili anche l’Athena Parthenos, copia dell’originale di Fidia, “il Grande Ludovisi”, un colossale sarcofago ad altorilievo raffigurante scene belliche tra Romani e Barbari e l’Eracle del II secolo a.C., ripreso da un originale attribuito a Lisippo.

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Tutte le informazioni

Museo Nazionale Romano, Via Sant’Apollinare, 8 – 00186 Roma. Tel 06.684851; mn-rm@beniculturali.it; mbac-mn-rm@mailcert.beniculturali.it. Visite possibili dal martedì alla domenica, dalle h 9:00 alle h 19.45. La biglietteria chiude un’ora prima. Chiuso il 25 dicembre e il 1 gennaio. Link biglietteria ufficiale: www.coopculture.it. Bus n. 70, 81, 87,116T

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