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Dopo il matrimonio, con Julianne Moore e Michelle Williams – La recensione del film

Last Updated on 26/02/2020

Arriva nei cinema italiani il 27 febbraio, distribuito da Lucky Red, “Dopo il matrimonio”, film scritto e diretto da Bart Freundlich con Julianne Moore, Michelle Williams, Billy Crudup e Abby Quinn. Una storia che parla del valore della maternità, della famiglia, di amore.

Arriva il 27 febbraio nei cinema italiani Dopo il matrimonio. Film scritto e diretto da Bart Freundlich con Julianne Moore, Michelle Williams, Billy Crudup e Abby Quinn. Una intensa storia che parla del valore della maternità, della famiglia, di amore.

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La trama del film

A volte il passato da cui si fugge torna nel presente per rivendicare la sua storia. “Dopo il matrimonio” è il racconto che mette in scena le colpe e le responsabilità di una madre, o meglio di due. Isabel impegnata in un orfanotrofio in India, rifugio dal suo passato, avrà la grande occasione di ricevere una generosa somma di denaro, per le sue attività umane, offerta da Theresa Young, ricca imprenditrice e magnata coraggiosa.

Tuttavia la natura dell’incontro tra le due donne a New York non è quella che sembra. Theresa riporta indietro Isabel al suo passato da cui si è allontanata 20 anni fa, la riporta da sua figlia. La madre che abbandona la piccola Grace incontra quella che l’ha cresciuta insieme a suo padre Oscar, il quale prese da solo e segretamente da Isabel la scelta di non abbandonarla. I segreti e le colpe si intrecciano, seguendo le trame del loro tempo, con la responsabilità di essere madre e la gioia di esserlo. Una storia che parla del valore della maternità, della famiglia, di amore.

Dopo il matrimonio, un grande racconto privato

Dopo il matrimonio è il remake del film della regista danese Susanne Bier, i cui diritti sono stati acquistati da Joel B. Michaels. L’inteso dramma umano conquista il produttore che dopo lunghe lotte per acquisirne i diritti, nel 2007, affida la sua messa in scena alla sensibilità di Bart Freundlich. Produttore e regista modificano il racconto originale insieme, creando un remake al femminile del film danese. Articolano il loro lavoro in un rapporto di reciproca comprensione garantendo giusta profondità emotiva alla storia e un’elaborata caratterizzazione dei personaggi che converge nella loro tridimensionalità. La monumentalità del dramma che investe universalmente il sentimento della vita fonda la sua forza nel racconto del privato, della casa.

I luoghi dell’anima

I luoghi acquisiscono l’espressione dei sentimenti di chi li abita. La dimensione famigliare, con le sue gioie e i suoi dolori, trova nella tenuta di Theresa e Oscar il luogo in cui vivere e rappresentarsi. Il ritmo interno dei personaggi costruisce lo spazio in cui vivono, restituendolo in tutta la completezza dei suoi segni.

Spiega la location manager Jillian Stricker “Per Bart le location erano fondamentali per raccontare la storia” e aggiunge “Tutto ciò che veniva rappresentato a livello spaziale doveva trasformare il pubblico, specialmente per ciò che riguarda la tenuta di Theresa e Oscar. La villa doveva trasmettere tutto dei personaggi”. Il contrasto tra i luoghi coincide con quello tra i personaggi. La natura non contaminata e aperta dei paesaggi di Calcutta fa da contraltare alla location di Manhattan, fredda e chiusa nella ricchezza della sua struttura. Riempiendo lo spazio sembra svuotarlo.

Una maschera che nasconde

Il rapporto tra le due donne svela la debolezza e le contradizioni della natura umana che si nascondono sotto la maschera dell’accettazione. Sostengo che Theresa Young sia la figura femminile che più di Isabel emerga per i suoi valori umani, etici e morali. La sua apparente arroganza dettata dal senso di superiorità economica è solo una maschera indossata per difendere lei stessa e la sua famiglia.

Theresa è consapevole del suo ruolo di madre e di donna, riuscendo, aldilà della realtà in cui vive, a preservarne i valori. La sua nobiltà si concretizza nella capacità di adempiere ai doveri di madre senza cadere nel risentimento capriccioso di una donna incapace di farlo, ma con immenso amore. Di fronte alla perdita della ricchezza, dell’amore di suo marito e finanche di fronte la morte stessa, le sue scelte dimostrano estremo coraggio e svelano la purezza della sua anima. Forte ma delicata, sensibile ma sicura.

Vogliosa di vivere ancora perché brillante di una luce che sa dare la vita più di quanto possa farlo il semplice generare. Isabelle la donna dai grandi ideali che aiuta i più deboli, sacrifica la propria vita per loro e si avvicina ai valori del sacro e primitivo senso di natura. Una donna generosa e di infinità umanità. Così sembrerebbe apparire, minuta e gentile, ma, ci accorgiamo presto che dietro tale maschera celebrativa si nasconde la debolezza e la paura di realizzare il suo destino.

La terra santa in cui cerca di diventare madre amorosa è il luogo che mette in silenzio la voce della sua colpa, quella di non esserlo stato. Il diritto di natura che il suo ideale professa è la contradizione di un carattere insicuro. Non pronto al dovere delle sue vere origini, ne ricerca altre. Non si redime nell’aiuto del prossimo, si nasconde.

Scheda del film

Cast: con Julianne Moore, Michelle Williams, Billy Crudup e Abby Quinn
Regista: Bart Freundlich
Anno: 2020
Paese: USA
Durata:  112 minuti.
Data di uscita:  27 febbraio.
Distribuzione:  Lucky Red.

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