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Sette aneddoti romani che fanno grande questa città (2)

Ecco alcuni aneddoti romani che probabilmente si ignorano. Quelli su Fontana di Trevi e Monte Testaccio, sulle catacombe e sulla Porta Magica. E ancora sul primo McDonald’s italiano, sui sampietrini e sui rifiuti più “storici”…

su Fontana di Trevi e Monte Testaccio, sulle catacombe e sulla Porta Magica. E ancora sul primo McDonald's italiano, sui sampietrini e sui rifiuti più "storici"

Ai tempi del Coronavirus Roma non è ammirabile né visitabile, ma ciò non può e non deve farci dimenticare quanto sia bella e speciale. Unica al mondo. Che andrà amata e “abbracciata” ancora di più quando questi giorni saranno finiti. E, ci contiamo, accadrà presto. Con l’impegno di tutti, nessuno escluso. Ecco sette aneddoti romani: quelli su Fontana di Trevi e Monte Testaccio, sulle catacombe e sulla Porta Magica. E ancora sul primo McDonald’s italiano, sui sampietrini e sui rifiuti più “storici”…

Fontana di Trevi, una tradizione “ricchissima”

Quasi ogni visitatore getta nella Fontana di Trevi almeno tre monete. Lo fa per esaudire un desiderio. O per tornare presto a Roma. Secondo alcune fonti il monumento rende, a fine giornata, circa 3000 euro. Per un totale di 1,4 milioni di euro all’anno, devoluti in beneficenza.

La Roma più segreta

Sotto la superficie romana visibile a tutti, si trova un autentico labirinto di gallerie, templi e catacombe sotterranee. Le più famose sono quelle di Domitilla, di San Callisto e di San Sebastiano. Ma si calcolano più di due milioni di metri quadrati di spazi e sei milioni di tombe. Un altro monumento sotterraneo da non perdere è la Basilica di San Clemente, risalente al II secolo a. C.

Il primo McDonald’s d’Italia

Il famoso fast food ha aperto il primo locale in Italia nel marzo del 1986, proprio nei pressi della Scalinata di Piazza di Spagna. Ovviamente con un arredamento che richiama gli antichi colonnati capitolini.

I Sampietrini e il selcio

Col termine “sampietrini” si intende il lastricato tipico del centro storico, inventato nel Cinquecento. Il nome di questa pietra, nota anche come “selcio”, deriva dal luogo in cui questo piccolo blocco di selce, estratto dalle cave poste ai piedi dei Colli Albani e dalle zone vulcaniche del Viterbese, è stato utilizzato per la prima volta, che è per l’appunto piazza San Pietro.

Il Monte Testaccio, prima discarica romana

Con una circonferenza di circa un chilometro, Monte Testaccio deve il suo nome al fatto che è formato da “testae”, ovvero cocci. Vale a dire frammenti delle anfore usate per il trasporto delle merci come l’olio, che non essendo riutilizzabili, venivano scaricate e accumulate dopo essere state svuotate nel vicino porto fluviale.

Rifiuti, un problema millenario

Cloaca maxima
Cloaca maxima

A proposito di rifiuti, ai tempi di Cesare soltanto i più ricchi avevano la possibilità di scaricare i liquami nella Cloaca maxima, uno dei più antichi condotti fognari della città, che finiva nel Tevere. Tutti gli altri li gettavano direttamente in strada, dalla finestra. Quindi, nel 47 a. C., Giulio Cesare provò a vietare con un editto che l’immondizia venisse abbandonata per strada. Ma rimase inascoltato.

L’antica porta alchemica di Roma

Porta Magica di Roma

Secondo la tradizione la Porta Magica di Roma, quella di Villa Palombara all’Esquilino, sarebbe una porta alchemica che svelerebbe come tramutare i metalli in oro. I simboli qui raffigurati si crede siano stati incisi da Massimiliano Palombara che ne sarebbe venuto a conoscenza tramite un eretico ex gesuita, poi scomparso nel nulla.

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