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I Circuiti di Luca Centola in mostra a Spazio Cerere

È il fotografo materano Luca Centola l’artista scelto da A-Head Art Project per la nuova tappa del ciclo di appuntamenti che coniuga arte contemporanea e attenzione sociale. L’obiettivo è quello di combattere lo stigma e ogni forma di pregiudizio nei confronti della malattia mentale.

È il fotografo materano Luca Centola l’artista scelto da A-Head Art Project per la nuova tappa del ciclo di appuntamenti nazionali che coniuga arte contemporanea e impegno sociale. L’obiettivo stavolta è quello di combattere lo stigma e ogni forma di pregiudizio nei confronti della malattia mentale. Il progetto nasce nel 2017 dalla collaborazione tra l’Associazione socio-sanitaria Angelo Azzurro Onlus e numerosi artisti. E sbarca a Roma con la mostra dal titolo “Circuiti”, a cura di Piero Gagliardi, visitabile sino al 2 novembre presso Spazio Cerere.

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Le opere in mostra

Il nuovo progetto fotografico di Luca Centola trae la sua origine da un’opera commissionata ed esposta a luglio del 2019 al MUSMA – Museo della Scultura Contemporanea Matera: “Relazione di Dispersione”. Un’installazione asimmetrica, composta da quattro immagini fotografiche che rimandano, nell’insieme, al concetto di forma, di circuito. Da qui l’idea di dar vita quindi ad altri circuiti che, partendo da formule fisiche/matematiche, riescano a riprodurre visivamente una tensione o un allentamento di dinamiche sociali e relazionali.

“Nessun uomo è un’isola”

La scelta del tema e della resa, attraverso un vero e proprio circuito riconoscibile e tramite un allestimento puntuale e di facile lettura, discende dalla ricerca portata avanti da diversi anni dallo stesso artista. “Nessun uomo è un’isola”: in diversi modi curiosi, fortuiti o accidentali, alcuni accadimenti influenzano l’esistenza degli uomini. Dirigendoli così nei luoghi della pazzia o della sanità. Cercare di leggere i percorsi è l’obiettivo di questa ricerca, scevra dal voler essere risolutiva o invasiva.

Una mostra per cui lo stesso curatore Piero Gagliardi sceglie di esprimersi con le parole della psicanalista junghiana Lella Ravasi Bellocchio: “Non si può vivere senza visione. Noi siamo tutti pazienti dell’immaginazione”. Sospese in una dimensione tanto magica e nostalgica quanto reale, le immagini fotografiche rafforzano, ancora una volta, la convinzione profonda che le potenzialità della fotografia stiano nella capacità visionaria e ossessiva di chi la adotta.

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