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Orizzonte degli eventi, Felice Levini in mostra a Villa Borghese

Al Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese, sino al 5 dicembre, una selezione di circa 40 opere dell’artista Felice Levini, per la maggior parte inedite e alcune realizzate negli ultimi due anni.

Al Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese, sino al 5 dicembre, una selezione di circa 40 opere dell’artista Felice Levini, per la maggior parte inedite e alcune realizzate negli ultimi due anni. La mostra offre un excursus attraverso la poetica dell’artista – dalle sculture alle carte, dai dipinti alle ceramiche – in un percorso che racconta in maniera completa ed esaustiva le declinazioni del suo universo artistico.

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Le opere in mostra

La riflessione dell’artista si sviluppa intorno a ciò che lui definisce progettare il caos, un’alternativa alla oramai totale omologazione della politica, della vita e del pensiero intendendo l’arte non come strumento con la pretesa di cambiare il mondo, ma considerando la vita, l’umanità e il mondo come materia per l’arte. È lo stesso artista a spiegare come dipingere sia per lui mettere in scena tutto ciò che non si può rappresentare in altro modo. Azzardando l’impossibile in uno spazio, la pittura, più praticabile e compatibile con le sue visioni e le sue idee.

Allo stesso tempo l’artista tenta di sintetizzare le forme a lui più congeniali, le immagini forti, precise, poetiche; le tecniche più dirette per rappresentare al meglio un sogno, un progetto. Colorare in modo puntinato è un metodo che ripetendosi nella differenza, nelle sfumature gli permette di insistere ancora nel fare pittura in punta di pennello. Come evidenzia sempre l’artista, la libertà dell’arte oggi passa anche attraverso la sua ricostruzione.

Un processo di scomposizione a cui l’artista aggiunge un elemento ironico

Nelle opere di Levini c’è sempre un processo di scomposizione a cui l’artista aggiunge un elemento ironico, facendo convivere nel suo immaginario tragedia e commedia. L’artista attinge all’universo del quotidiano, dando alle sue immagini un carattere straniante ed eccentrico. L’arte per lui è illusione, che non intende ingannare lo spettatore bensì portarlo a vedere e pensare le cose sotto altri punti di vista. Apre la mostra, al piano terra, una grande scultura di resina, raffigurante un cavallo a grandezza naturale. Un omaggio a de Chirico, poggiata su un tappeto su cui è riprodotta una scacchiera composta da tutte le battaglie del mondo dalla prima guerra mondiale ai nostri giorni.

In mostra anche alcune opere realizzate durante la pandemia

In mostra anche alcune opere realizzate durante la pandemia. Come il ciclo di dipinti su tela di grandi dimensioni, dedicati ai cinque sensi, e un rotolo di carta dipinto a inchiostro lungo 10 metri, in cui l’artista traduce in immagini sentimenti, impressioni e visioni degli ultimi due anni, una sorta di diario della pandemia. In catalogo un testo critico di Costantino D’Orazio. La mostra è realizzata con il supporto di IPMA, Istituto Peritale Medici Associati.

Chi è Felice Levini

Felice Levini nasce a Roma nel 1956 dove vive e lavora. Tra le sue prime presenze a Roma si segnala nel 1978 la sua partecipazione nello Spazio Autogestito di Sant’Agata dei Goti e, con mostre personali, nelle gallerie: La Salita, Pieroni, Planita, Pio Monti e Il Cortile. A Torino espone da Eva Menzio, a Milano nello Studio Cannaviello, a Brescia da Massimo Minini. Renato Barilli lo inserisce nella sua formazione dei Nuovi-nuovi. Partecipa alla XII “Biennale des Jeunes” presso il Museo Civico di Parigi e alla Rassegna del Castello di Volpai (SI) del 1984. Seguono il XLIV Festival dei Due Mondi di Spoleto, la XII Quadriennale di Roma e la XLIV Biennale di Venezia.

Tra le sue mostre personali recenti in spazi pubblici vanno ricordate quelle dell’Acquario di Roma, della Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma, dell’IIC di Zagabria, dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, del Museo Pecci a Milano, dell’IIC di Copenaghen, del Museo della Ceramica Chini di Borgo San Lorenzo (FI) e della recente installazione permanente all’IIC di Stoccolma. Ha fatto parte del progetto di Camere di RAM Radioartemobile di Roma e della mostra L’Albero della Cuccagna di Achille Bonito Oliva (2014-15) per la sede di Stella Maris, Montesilvano (PE).

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