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I rintocchi della rivoluzione dell’artista belga Paul- Yves Poumay alla Arte Borgo Gallery

Si aprirà sabato 27 novembre, fino a venerdì 10 dicembre, la nuova mostra di Arte Borgo Gallery “I rintocchi della rivoluzione” con le opere dell’artista belga Paul- Yves Poumay, con il Patrocinio dell’Ambasciata del Belgio.

Si aprirà sabato 27 novembre, fino a venerdì 10 dicembre, la nuova mostra di Arte Borgo Gallery “I rintocchi della rivoluzione” con le opere dell’artista belga Paul- Yves Poumay, con il Patrocinio dell’Ambasciata del Belgio.

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Le opere in mostra

Il fil rouge che mette in relazione i lavori di Paul-Yves Poumay, è una dirompente astrazione, che con un afflato universalistico è in grado di avvolgere i fruitori, guidandoli nel complesso mondo dell’artista. Un mondo fatto di verità, intensità emotiva, contraddizione. Un mondo che rispecchia dunque la realtà attuale, con i suoi eccessi, i suoi colori vibranti, la sua inesauribile ricchezza di significato. Egli esplora liberamente tutte le sfumature coloristiche, tingendo i suoi dipinti di una vasta gamma di pigmenti. Lo fa spaziando dai toni più squillanti ad altri notevolmente più cupi e inquietanti.

Paul-Yves Poumay eclettico interprete dell’arte del futuro

Paul-Yves Poumay si afferma quale eclettico interprete dell’arte del futuro. Un’arte che si impegna attivamente nel sociale per combattere le ingiustizie e portare un rinnovamento capillare. È fatto tristemente noto che il sistema sia in gran parte corrotto, aspetto che viene insabbiato per lasciare l’immoralità e la degenerazione libere di prosperare. Ma l’arte, in quanto linguaggio libero, può permettersi il lusso di portare alla luce tematiche anche molto complesse. Gli effetti della dilagante frenesia consumistica sono all’origine di gran parte delle opere facenti parte della sua produzione. Una testimonianza di come il capitalismo non debba più essere considerato quale un modello al quale ispirarsi negli anni a venire.

Un linguaggio istintivo, immediato, privo di formalismi e affettazioni

La produzione di Paul-Yves Poumay qui esposta è evidentemente caratterizzata da un linguaggio istintivo, immediato, privo di formalismi e affettazioni. Si evidenzia una totale assenza di artifici accademici nell’approccio artistico, ma piuttosto l’uso di una avvincente spontaneità, rintracciabile nei tratti immediati e sciolti del suo linguaggio figurativo. Dopotutto per lui creare è vita, è un bisogno irresistibile al quale non può rinunciare. E il suo modus operandi ne è una sincera testimonianza.

La critica nei confronti del sistema capitalista nell’opera Colonial Past

La critica nei confronti del sistema capitalista emerge con particolare chiarezza nell’opera Colonial Past, manifesto del dramma africano. Un regno incontaminato occupa per intero lo spazio della tela, ma non esiste regno senza un re, qui rappresentato al centro del dipinto, decorato con i colori nazionali; egli non ha le fattezze di un uomo, ma piuttosto di un teschio, indossa un cappello tribale e ci viene presentato infilzato sulla lancia di un cacciatore, come simbolo di vergogna. Il suo è il sogno di un regno impossibile, in quanto l’unico mezzo di difesa di cui dispone – l’elefante che gli sta di fianco – è in realtà una mera illusione.

L’elefante ha infatti sovvertito l’ordine del mondo e al re non è rimasto altro che un ideale. Ciononostante, il tutto è stato rappresentato sui toni del blu, il colore che simboleggia la forza sacra, dunque un messaggio di speranza per comunicare che anche la peggior forma di colonialismo, spesso fonte di vergogna per la società contemporanea, ha il potenziale per diventare il punto di partenza per un futuro culturalmente e socialmente ricco, equo e solidale.

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