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Pharmakon 2, la voce delle nuove generazioni artistiche al Museo delle Mura di Roma

Sino al 5 novembre, presso il Museo delle Mura, appuntamento con “Pharmakon. Episodio 2”, che esprime in mostra la voce delle nuove generazioni artistiche attraverso installazioni audio, video e fotografia. In mostra le opere di Guia Bertorello, Sofia Bordin, Julia Creuheras, Tonino Pepe e Jeronim Horvat…

Sino al 5 novembre 2022, presso il Museo delle Mura, appuntamento con “Pharmakon. Episodio 2”, che esprime in mostra la voce delle nuove generazioni artistiche attraverso installazioni audio, video e fotografia nella seconda delle due esposizioni del progetto.

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Le opere in mostra

Pharmakon ha come obiettivo la riconnessione delle giovani voci artistiche con il territorio e le istituzioni culturali e museali della capitale, oltre a quello di dare la possibilità ai talenti emergenti di poter esprimere il loro sentire artistico in relazione alla società contemporanea. Un sentire generazionale, spesso malinconico, confuso, perso di vista nei meandri della coscienza singola o nella frenesia della società di massa.

Il termine pharmakon, dal greco φάρμακον, viene inteso come farmaco utile o nocivo, veleno, cura, espediente, una via di fuga dalla realtà per le nuove generazioni che in questo modo cercano riparo dalle frustrazioni e dai disagi che la società contemporanea pro-duce in loro. Secondo il pensiero baudelairiano, l’artista, in questa realtà distopica, innescandosi nel preciso punto di convergenza di un proprio sentire utile ma contemporaneamente anche nocivo, come un pharmakon, trasforma un malessere sterile in malessere espressivo, fecondo, liberatorio, motore di creatività e di pensiero.

Pharmakon. Episodio 2 utilizza l’installazione nelle sue forme più diverse, come il video, la scultura e i richiami all’arte povera

Cinque i giovani artisti in mostra: Guia Bertorello (Genova, 1997) con il cortometraggio Recànto, che si articola attorno al tema dei “nodi di memoria” all’interno del paesaggio ur-bano, una Genova rappresentata come una grande figura matriarcale che accoglie e ripara, grazie alla sua natura di nascondiglio e protezione; Sofia Bordin (Roma, 1998), invece, con la sua installazione and lies in folds, ripercorre la vicenda dello squadrista e poi segretario del Partito Nazionale Fascista Ettore Muti, che utilizzò Porta San Sebastiano come abitazione e studio personale. Negli spazi pensati per lui dal celebre architetto Luigi Moretti, uno degli elementi ricorrenti erano le tende, impiegate come componente decora-tiva o come struttura architettonica, un forte richiamo ai fasti della Roma imperiale.

Le opere di Guia Bertorello, Sofia Bordin, Julia Creuheras, Tonino Pepe e Jeronim Horvat

Nella sua installazione l’artista ricrea l’ambientazione di Moretti, attraverso l’uso di tende silen-ziose e immobili che, allo stesso tempo, mostrano e nascondono gli spazi. Julia Creuheras (Barcellona, 1995) con il lavoro 3deCorazones indaga gli “oggetti del desiderio”: pistole, sigarette e tacchi alti che si muovono in maniera cinetica, quasi rincorrendosi; Tonino Pepe (Roma, 1996) con la sua opera Terra, lavora sul concetto di “impedimento” at-traverso l’utilizzo di materiali poveri, come la terra, che avrà una funzione di impedimento all’interno dello spazio museale; infine Jeronim Horvat (Berlino, 1991) con The House of Opportunities presenta una riflessione sulla mitologia e  sul suo rapporto con la società di oggi.

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