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Il programma Cultura di Fratelli d’Italia, dalle dimore storiche al Fus

“Il programma Cultura di Fratelli d’Italia è un programma molto articolato e di visione, costruito con le categorie. Come prima istanza abbiamo la riforma del Fus perché riteniamo che, a partire dal nome, sia assolutamente superato”, dichiara il responsabile Cultura di FdI, Federico Mollicone

Promozione della cultura italiana attraverso la valorizzazione dei beni culturali, artistici, storici, archeologici, etnoantropologici, archivistici e bibliografici; tutela dei professionisti del settore culturale e delle realtà private che si occupano della gestione di beni pubblici o privati; introduzione della detrazione fiscale dei consumi culturali individuali; innovazione digitale per i beni culturali, così da renderli pienamente fruibili anche attraverso social e piattaforme multimediali; valorizzazione e ampliamento del patrimonio Unesco anche come veicolo di promozione turistica; sussidiarietà e nuovo rapporto pubblico-privato soprattutto per permettere l’apertura dei beni culturali oggi chiusi al pubblico. Sono alcune delle proposte contenute nel programma di Fratelli d’Italia “Cultura e bellezza, il nostro Rinascimento” per le elezioni politiche del 25 settembre presentato alla Camera dal responsabile Cultura di Fdi, Federico Mollicone.

Le altre proposte, dal Fondo unico per lo spettacolo (Fus) al rilancio dell’ecosistema artistico italiano

Nel programma si prevede inoltre la riforma del Fondo unico per lo spettacolo (Fus) e la semplificazione della burocrazia relativa ai finanziamenti pubblici; tutela dell’industria audiovisiva italiana e progetti di sviluppo per quella creativa digitale; rilancio dell’ecosistema artistico italiano anche attraverso l’organizzazione di festival all’estero; riqualificazione di periferie e borghi anche attraverso la street art e la valorizzazione dell’immenso patrimonio conservato in depositi e musei e attualmente non fruibile; nuova centralità per l’industria della musica e il mondo dello spettacolo, del teatro e della danza; tutela delle dimore storiche; creazione di un nuovo immaginario italiano anche promuovendo, in particolare nelle scuole, la storia dei grandi d’Italia e le rievocazioni storiche; valorizzazione del Giubileo 2025 e di Roma Capitale della Cristianità; contrasto a cancel culture e iconoclastia; promozione dei piccoli Comuni e dell’Italia profonda ricca di eccellenze; reintroduzione del 2 per mille per gli enti del Terzo settore che si occupano di cultura.

“Un programma molto articolato e di visione, costruito con le categorie”

“Il programma Cultura di Fratelli d’Italia è un programma molto articolato e di visione, costruito con le categorie. Come prima istanza abbiamo la riforma del Fus perché riteniamo che, a partire dal nome, sia assolutamente superato. La procedura di erogazione del Fus non permette infatti un ricambio dei beneficiari, non è fatto su base realmente meritocratica, non premia la qualità dei progetti d’arte proposti ma soprattutto non è inclusiva, si crea un circuito che se stai dentro stai dentro altrimenti stai fuori”, ha sottolineato Mollicone.

“Studieremo poi un modo per estendere tax credit anche allo spettacolo dal vivo”

“Sulla detrazione dei consumi culturali – ha quindi aggiunto – abbiamo approvato in questi anni una serie infinita di ordini del giorno, ma quando poi si è trattato di approvare emendamenti su questo tema, in particolare il Pd li ha sempre bocciati. La detrazione dei consumi culturali è fondamentale, in un momento di post pandemia riabituerebbe al consumo culturale, favorirebbe le famiglie basso spendenti che non dovrebbero più scegliere se mangiare una pizza o andare a teatro. Sarebbe un volano, porterebbe un indotto maggiore alla cultura. Studieremo poi un modo per estendere tax credit anche allo spettacolo dal vivo: il sistema del tax credit è un sistema virtuoso, che attira investimenti e produce investimenti culturali, se ha funzionato per il cinema non si capisce perché non dovrebbe funzionare anche per il teatro”.

“Le dimore storiche devono essere messe in rete, è necessario creare un circuito”

Per quanto riguarda le dimore storiche, “i proprietari non possono essere considerati dei privilegiati ma vanno aiutati a gestire dei palazzi e luoghi storici. Le dimore storiche devono essere messe in rete, è necessario creare un circuito, attivare delle defiscalizzazioni per sostenere i restauri e la manutenzione di un patrimonio privato ma di interesse pubblico”.

Fonte: AgCult.

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