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La scelta di Edith, la recensione del libro di Edith Eva Eger

In occasione del Giornata della Memoria, venerdì 27 gennaio 2023, vale la pena leggere “La scelta di Edith”, il primo libro di Edith Eva Eger. Con questo saggio, edito in Italia da Corbaccio, la psicologa sopravvissuta ai lager si propone di insegnare a superare i traumi attraverso la resilienza

In occasione della Giornata della Memoria, venerdì 27 gennaio 2023, vale la pena leggere “La scelta di Edith”, il primo libro di Edith Eva Eger, un saggio autobiografico edito in Italia da Corbaccio con cui questa psicologa ultranovantenne, sopravvissuta ai lager, si propone di insegnare a superare i traumi attraverso la resilienza.

«I tuoi occhi» dico a mia sorella, «sono bellissimi. Non me n’ero mai accorta quando erano coperti da tutti quei capelli». Per la prima volta capisco che possiamo scegliere: prestare attenzione a quello che abbiamo perso o prestare attenzione a quello che abbiamo ancora. «Grazie» sussurra.

La trama del libro

Edith Eger aveva sedici anni quando i nazisti fecero irruzione nella città ungherese dove viveva.  Insieme alla sua famiglia fu condotta in un campo di internamento e quindi ad Auschwitz. I genitori vennero inviati subito alla camera a gas su ordine di Joseph Mengele che, poche ore dopo, chiese a Edith di danzare per lui sulle note del valzer “Sul bel Danubio blu, ricompensandola con un pezzo di pane che lei divise con le compagne di prigionia. Edith sopravvisse con la sorella ad Auschwitz, venne trasferita durante le marce della morte a Gunskirchen, un sottocampo di Mauthausen, e fu salvata da un soldato americano che la trovò, ancora viva, sopra un mucchio di cadaveri.

Trasferitasi negli Stati Uniti dopo la guerra, ha studiato psicologia e, unendo le sue competenze professionali alla sua personale esperienza, si è specializzata nella cura di pazienti affetti da disturbi da stress post-traumatico. Reduci di guerra dall’Afghanistan, donne che avevano subito violenza, persone che soffrivano per un proprio personalissimo trauma, hanno imparato da lei che «il peggior campo di concentramento è la propria mente» e che libertà e guarigione iniziano quando impariamo ad affrontare il nostro dolore.

“La scelta di Edith” è la storia dei passi, grandi e piccoli, che ci conducono dall’oscurità alla luce

“La scelta di Edith” è la storia dei passi, grandi e piccoli, che ci conducono dall’oscurità alla luce, dalla prigionia alla libertà e alla felicità. Edith Eger ha oltre novant’anni e danza ancora.

A guarirci non è il tempo. È il modo in cui lo si impiega. Guarire è possibile quando scegliamo di assumerci la responsabilità, quando scegliamo di correre dei rischi, e quando scegliamo, finalmente, di liberare la ferita, di abbandonare il passato o la sofferenza.

“La scelta di Edith” non è l’ennesimo libro testimonianza di una sopravvissuta all’Olocausto, è molto di più. L’autrice parla anche del dopo, di ciò che è stato, di ciò che ha passato successivamente cercando di dare un significato a quella parola: sopravvissuta. Lo fa condividendo con il lettore la propria esperienza di psicologa esperta nel lavoro sul trauma, uno strumento prezioso con cui analizzare tutto ciò che ha sperimentato nella sua esistenza, dalla deportazione al campo di sterminio. Dalla fuga dall’Ungheria sotto il regime sovietico, con il marito Bela e la prima figlia appena nata. Alla sua nuova difficile vita da immigrata in America.

Uno straordinario racconto di formazione che è anche la narrazione di una vocazione anomala

Ne nasce così uno straordinario racconto di formazione che è anche la narrazione di una vocazione anomala, di una chiamata tardiva ad un mestiere – quello di psicologo – che sorge in Edith Eger dal bisogno profondo di dare delle risposte alle proprie domande di senso. Un racconto scritto in prima persona focalizzato sulle riflessioni dell’autrice, che ripercorre la propria vita e illustra con chiarezza, semplicità, i meccanismi della mente che ne hanno caratterizzato le varie fasi. I pensieri ricorrenti e gli atteggiamenti che l’hanno aiutata a sopravvivere, ma anche il senso di colpa e di negazione in cui sono sfociati. Fino alla scoperta della forza necessaria ad affrontare il proprio passato e vivere un presente più felice.

Edith, la giovane ballerina diventata ormai psicologa che, testimoniando la propria esperienza ed il proprio trauma di sopravvissuta, cerca di offrire ai suoi pazienti degli strumenti per affrontare la loro infelicità. Lei che cerca di insegnare come si possa uscire dalla propria prigione mentale per vivere appieno il presente. Edith che fa tesoro di ognuno di questi incontri e dei loro insegnamenti, e li racconta nel suo libro, perché sono altri passi da fare insieme, da condividere, piccole tappe verso la liberazione dalla sofferenza o dal passato.

Viktor Frankl scrive: «La ricerca di un significato è la motivazione principale della vita di un uomo […]. Questo significato è unico e specifico per ciascuno di noi e ognuno di noi deve, e può, raggiungerlo; solo allora assume davvero un valore che soddisferà la propria volontà di significato». Quando abdichiamo ad assumerci la responsabilità per noi stessi, rinunciamo alla nostra capacità di creare e scoprire un significato. In altre parole, rinunciamo alla nostra vita.

Il suo messaggio scava internamente e si sedimenta in profondità

“La scelta di Edith” è un libro potente, ricco di senso. Il suo impatto sul lettore non si esaurisce con una semplice lettura, il suo messaggio scava internamente e si sedimenta in profondità. Tanti sono gli spunti di riflessioni che possono germogliare a distanza di tempo, semplicemente perché al momento non si è in grado di comprenderli. Non si è ancora pronti. Per questo va letto e riletto, distillando i suoi consigli nel tempo.

“La scelta di Edith” è un esempio importante di resilienza, di resistenza, in questi giorni in cui la mancanza di senso affligge più che mai le nostre vite. Così tra i tanti insegnamenti di questo saggio emerge una presa di coscienza che suona come definitiva e che è anche – e soprattutto – una chiamata alla propria genitorialità, ovvero ad essere genitori di noi stessi. Ad assumerci la responsabilità delle nostre vite per costruire significato attraverso le nostre scelte. Perché anche di fronte ad un trauma, possiamo provare a metterci in gioco, a correre dei rischi. Possiamo essere liberi e capaci di riconoscere la responsabilità che avvolge le nostre scelte. Possiamo scegliere, sempre. Così liberarci dal dolore, dal passato. E creare nuovo significato.

Edit Eger lo ha fatto, ha dato un nuovo significato alla propria vita da sopravvissuta: trasformare la propria sofferenza in opportunità di aiuto per gli altri.

Chi è Edith Eva Eger

Edith Eva Eger è nata a Košice, in Ungheria (attualmente in Slovacchia) nel 1927. Sopravvissuta ai campi di sterminio, si è laureata in psicologia negli Stati Uniti all’University of Texas, e si è specializzata nella cura di persone affette da disturbi da stress post-traumatico. Vive a La Jolla, in California. Il suo primo libro La scelta di Edith (2017) è stato pubblicato in Italia da Corbaccio, così come il suo nuovo saggio Il coraggio di rinascere (2021) in corso di pubblicazione in tutto il mondo.

Scheda del libro

Titolo: La scelta di Edith
Autore: Edith Eva Eger
Editore: Corbaccio
Anno edizione: 2017
Pagine: 360 p.
ISBN: 9788867001248
Prezzo: € 18,60

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