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Senza confini, la (de)costruzione artistica di Giampaolo Atzeni in mostra a Tenerife

Sarà visitabile sino al 31 settembre, nel Castillo de San Felipe di Puerto de la Cruz, la personale dell’artista contemporaneo italiano Giampaolo Atzeni, curata dal Prof Álvaro Ruiz Rodríguez. In mostra venticinque tele, quattordici opere su carta e due sculture…

Sarà visitabile sino al 31 settembre, nel Castillo de San Felipe di Puerto de la Cruz, la mostra perso­nale dell’artista italiano Giampaolo Atzeni, curata da Álvaro Ruiz Rodríguez, Prof di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di La Laguna, Tenerife (Isole Canarie). Venticinque tele, quattordici opere su carta e due sculture con tecniche miste e una predilezione per gli acrilici, che rappresentano un ponte ideale tra l’arte contemporanea italiana e quella dell’iso­la che ospita la mostra e che l’artista ha scelto come meta ideale per trascorre molto del suo tempo.

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Le opere in mostra

Una testimonianza diretta della sua coerente e consolidata carriera, ma anche del suo profondo affetto per l’isola di Tenerife e per Puerto de la Cruz, con i loro splendidi paesaggi naturali, le loro architetture, l’empatia dei loro abitanti: una vetrina sul mondo che supera le frontiere geopolitiche e che solo l’arte è in grado di offrire. Un collegamento naturale, quello tra l’Italia e Tenerife, che ha le sue radici nella storia, nella bellezza, nell’ospitalità, nel gusto e nel piacere e che ha dato vita ad una comunità sempre più diffusa e integrata.

I riferimenti di Atzeni

Riferimenti ben presenti nelle opere di Atzeni: la calma del Mar Mediterraneo, ma anche l’impetuosità dell’Oceano, la lava dell’Etna, ma anche quella del Teide, l’asprezza della terra di Sardegna, dove egli è nato, e la generosità di quella delle Canarie, la bellezza delle isole e delle donne che le abitano. Il suo lavoro è complesso, ma allo stesso tempo fresco, contemporaneo e popolare. Il tratto è sicuro e diretto, carico di simboli non estranei ai due territori che nel mese di settembre si incontrano nella magnifica cornice del Castillo de San Felipe, a Puerto de la Cruz.

“Spazi fantastici, surreali, apparentemente incongrui, perché le pratiche concettuali che utilizza li rendono più difficili da comprendere”

Così scrive Álvaro Ruiz Rodríguez, curatore della mostra: “Giampaolo Atzeni ha abbandonato l’astrattismo negli anni ‘90 per addentrarsi e approfondire ne­ll’ironia, la satira, il simbolismo, l’architettura, le isole, la banana, il viaggio, l’Orient Express, l’Oc­cidente e l’Oriente, il mare, la fauna, le tette di Sant’Agata (dolce siciliano), eros, le donne, le parti di un tutto, la geografia e l’orografia, la pubblicità e la moda, la fotografia, in oggetti estrapolati dal contesto e dalla prospettiva e che quindi sembrano nuovi frammenti di questa società moderna, della cultura moderna.

Sono quindi spazi fantastici, surreali, apparentemente incongrui, perché le pratiche concettuali che utilizza li rendono più difficili da comprendere. E questo è logico in un artista che coltiva il concetto di Pop art piuttosto che enfatizzare l’arte in sé, ma anche gli atteggia­menti che portano ad essa”.

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