Last Updated on 22/05/2024
L’ispirazione per Pac-Man, come spesso racconta il suo creatore Toru Iwatani, venne durante una cena con amici…

Era il 22 maggio del 1980 quando un’icona dei videogiochi vide la luce. Nato dalla mente creativa di Toru Iwatani, giovane designer giapponese di Namco, Pac-Man è diventato uno dei videogiochi più amati e riconosciuti di tutti i tempi.
Come nasce Pac-Man
L’ispirazione, come spesso racconta Iwatani, venne durante una cena con amici. Guardando una pizza a cui mancava una fetta, gli venne l’idea del personaggio principale. Il design semplice e accattivante di Pac-Man, con la sua forma rotonda e la bocca sempre aperta, era destinato a catturare l’immaginazione di giocatori di tutte le età.
Chi sono Blinky, Pinky, Inky e Clyde
Il gioco fu una rivoluzione. A differenza dei videogiochi dell’epoca, principalmente basati sulla violenza e sugli sparatutto, questo offriva un’esperienza diversa. Il suo obiettivo era mangiare tutti i puntini all’interno di un labirinto, evitando i fantasmi colorati: Blinky, Pinky, Inky e Clyde. I giocatori potevano invertire i ruoli mangiando i Power Pellets, che permettevano a Pac-Man di cacciare i fantasmi per un breve periodo.
Il successo fu immediato. Nel primo anno, le sale giochi di tutto il mondo erano piene di giocatori ansiosi di superare il proprio record. La semplicità del gameplay, unita a una curva di difficoltà ben calibrata, lo rese accessibile e avvincente.
Il misterioso livello 256
Una delle curiosità più affascinanti di Pac-Man è il suo livello 256, noto anche come il “livello della morte”. A causa di un bug nel codice, raggiungere questo livello produce una schermata corrotta, rendendo il gioco impossibile da completare. Questo mistero ha alimentato la leggenda del gioco e ha sfidato i giocatori per decenni.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

