Il cinema ha spesso provato a raccontare l’elezione del papa, sospeso tra sacralità e potere. Ma cosa resta della realtà nei film sul conclave? Scopriamo i casi di The Two Popes, Conclave e…

Nel cuore della Città del Vaticano, tra le mura della Cappella Sistina, si celebra uno dei rituali più riservati e solenni al mondo: il conclave. Un evento che per sua natura vive nel silenzio, ma che il cinema ha cercato di decifrare, interpretare, reinventare. Il grande schermo si è spesso acceso proprio lì, su quel momento in cui cardinali da ogni angolo del pianeta si chiudono a chiave per scegliere il successore di Pietro.
Le trasposizioni cinematografiche sono molteplici e, come spesso accade, oscillano tra il rispetto filologico e l’immaginazione sfrenata. Tra i più celebri tentativi di raccontare il conclave, spicca “Habemus Papam” di Nanni Moretti, che nel 2011 mostrava un pontefice incapace di affrontare la responsabilità del ruolo. Una pellicola tenera e ironica, che racconta l’uomo dietro la tonaca e l’angoscia del potere.
Due papi, mille sfumature
Altra prospettiva, più storica e dialogica, quella offerta da “The Two Popes” del 2019, firmato da Fernando Meirelles. Il film immagina un confronto intimo e acceso tra Papa Benedetto XVI e il futuro Papa Francesco. Non si entra nella Sistina per votare, ma si scava nel cuore del papato, nel peso delle scelte e nell’anima delle dimissioni.
Più teatrale, e decisamente più lontano dal reale, è “Angeli e Demoni”, tratto dal romanzo di Dan Brown. Qui il conclave diventa lo scenario di una cospirazione planetaria, tra cardinali assassinati e rivelazioni esplosive. Il Vaticano risulta trasformato in un set da thriller, con licenze narrative che nulla hanno a che vedere con il rigore dell’evento reale.
Il caso conclave
Conclave è il titolo del film diretto da Edward Berger e tratto dal romanzo di Robert Harris. Ambientato interamente durante un’elezione papale, il film segue il cardinale Lomeli, costretto a fronteggiare segreti e tensioni che minacciano la coesione del collegio cardinalizio. La pellicola combina il fascino delle procedure vaticane con una narrazione avvincente, in bilico tra thriller e dramma psicologico.
La ricostruzione è accurata, ma ciò che colpisce è l’atmosfera: il silenzio, le attese, i voti sussurrati e il peso morale di ogni decisione. È forse uno dei rari esempi in cui la suspense nasce non da colpi di scena, ma dall’intensità di ciò che è taciuto.
Cosa resta della verità
Il vero conclave è avvolto da regole severe e antiche: silenzio assoluto, isolamento totale, divieto di comunicare con l’esterno. I cardinali votano a scrutinio segreto, su schede bruciate poi nella stufa da cui si leva il celebre fumo. Nero se non c’è accordo, bianco quando il papa è stato eletto.
Il cinema, inevitabilmente, si prende le sue libertà. E se da un lato tradisce la liturgia e la precisione dei dettagli, dall’altro coglie spesso la tensione, il senso del tempo sospeso, la fragilità dell’uomo davanti a una scelta più grande di lui. In questo senso, anche quando esagera, il cinema ci restituisce qualcosa di autentico: il tentativo di comprendere ciò che si nasconde dietro le porte chiuse.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

