Critico militante, saggista e fondatore di riviste culturali, Goffredo Fofi è morto a 88 anni. Con rigore e passione ha costruito un pensiero libero, dalla parte degli emarginati

Goffredo Fofi è morto l’11 luglio a Roma, all’età di 88 anni. Era ricoverato in ospedale da alcune settimane, dopo una caduta che gli aveva causato una frattura al femore. La sua è stata una vita segnata da un senso del dovere verso la cultura intesa come strumento di consapevolezza e giustizia sociale.
Nato a Gubbio nel 1937, ma cresciuto a Napoli, Fofi ha incarnato la figura dell’intellettuale impegnato, distante dalle logiche accademiche e vicino ai conflitti reali del Paese. Sempre con spirito critico, senza mai cercare compiacenza né visibilità, ha partecipato al dibattito pubblico con lucidità e coerenza, anche quando questo significava assumere posizioni scomode.
La riscoperta di Totò e la cultura popolare
Uno dei gesti più significativi del suo percorso fu la rivalutazione dell’opera di Totò, a lungo snobbato dalla critica ufficiale. Con Franca Faldini firmò una delle prime analisi serie sul comico napoletano, presentandolo come maschera tragica e moderna. Fu un atto politico e culturale: riconoscere il valore artistico di ciò che veniva considerato “basso”, popolare, marginale.
Ma il suo sguardo non si limitava al cinema. Fofi aveva un’idea ampia di cultura, come territorio di conflitto e possibilità. Le sue battaglie erano per un sapere non elitario, che desse voce ai dimenticati: gli operai, i migranti, i detenuti, i giovani delle periferie.
Tra attivismo e scrittura
Giovanissimo, si trasferì in Sicilia per collaborare con Danilo Dolci, il “Gandhi italiano”, nei movimenti nonviolenti contro la miseria e la mafia. Poi a Torino, dove visse il boom industriale dal punto di vista degli immigrati meridionali, documentandolo in un libro che è rimasto centrale nel racconto delle migrazioni interne italiane.
Fofi non fu mai un uomo solo di penna. Fondò riviste, collettivi, gruppi editoriali. Da Quaderni piacentini a Lo Straniero, fino a Gli asini, le sue pubblicazioni erano laboratori di pensiero indipendente, luoghi aperti dove la cultura si faceva condivisione e conflitto.
Un’eredità libera e necessaria
Critico letterario, cinematografico, osservatore delle trasformazioni sociali, Goffredo Fofi è stato un punto di riferimento per generazioni di lettori, scrittori, studenti e attivisti. La sua voce mancherà, ma la sua opera continua a interrogarci. In tempi di conformismo culturale, Fofi ha dimostrato che si può pensare in modo radicale senza diventare settari. Che si può essere contro senza odiare. E che si può scrivere per cambiare.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

