Marguerite Duras dichiarò che il suo vero maestro non fu Sartre o Camus, ma Kafka. Non per i romanzi, ma per le lettere a Felice Bauer e Milena Jesenská…

Marguerite Duras dichiarò che il suo vero maestro non fu Sartre o Camus, ma Kafka. Non per i romanzi, ma per le lettere a Felice Bauer e Milena Jesenská. Durante la stesura de Il dolore negli anni ’70, Duras lavorò sulle fonti originali della corrispondenza: lettere che, secondo lei, “non raccontano. Subiscono.”
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Le lettere kafkiane diventarono per Duras il modello di una scrittura impulsiva
Le lettere kafkiane diventarono per Duras il modello di una scrittura impulsiva, sconfitta, incapace di possesso. Le sue strofe successive, come in La pioggia d’estate, riecheggiano quel silenzio pieno, dove la parola è una ferita. Duras definì Kafka “il più femminile degli uomini”: non per la sensibilità, ma per la sottrazione dell’io, per la nudità linguistica.
Rileggere Kafka attraverso Duras significa incontrarlo come corpo emotivo
Rileggere Kafka attraverso Duras significa incontrarlo non solo come simbolo, ma come corpo emotivo. È una pratica estetica in cui il modo di sentire diventa forma. E l’amore, nei suoi libri, resta consapevole della distanza.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

