Negli ultimi mesi della sua vita, Virginia Woolf stava scrivendo un nuovo romanzo: Between the Acts. Ma in parallelo, teneva appunti per un’altra opera mai completata…

Negli ultimi mesi della sua vita, Virginia Woolf stava scrivendo un nuovo romanzo: Between the Acts. Ma in parallelo, teneva appunti per un’altra opera mai completata. Non ha titolo, né trama precisa. Solo frammenti: pagine dattiloscritte, riflessioni su una “natura che osserva la mente”, frasi scollegate tra interni domestici e paesaggi. Per alcuni studiosi, quel romanzo incompiuto rappresenta il suo esperimento più radicale.
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Un libro in ombra
I taccuini del 1940-41 mostrano un approccio diverso: meno narrativo, più musicale. Woolf annota che vorrebbe “scrivere un libro senza soggetto, come una corrente che tocca le cose senza afferrarle”. Il lavoro non prese mai una forma definitiva. Ma le pagine rimaste testimoniano un ritorno alla scrittura più libera, vicina a The Waves, ma ancora più destrutturata.
Il contesto
Durante quei mesi, Londra subiva i bombardamenti. Woolf, provata dalla guerra e da difficoltà editoriali, non smise di scrivere. Ma il tono dei frammenti è sospeso: come se la realtà non fosse più afferrabile. Annotò: “Scrivere è come ascoltare il vento dal fondo di un pozzo.”
Una voce incompleta
Dopo la sua morte, Leonard Woolf raccolse i materiali, ma decise di non pubblicarli. Alcuni appunti emersero solo negli anni ’70. Oggi sono conservati alla British Library. Nessuno li ha mai ricomposti in una forma narrativa, forse per rispetto. Ma in quelle frasi interrotte, nella loro ellissi, vive una Woolf che cercava una lingua al di là del romanzo. E forse, anche della memoria.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

