Alla morte di Cesare Pavese nel 1950, gli amici trovarono una cartella etichettata «Bozze Sud». Conteneva sei racconti ambientati in Calabria, scritti fra il ’41 e il ’43, mai pubblicati

Alla morte di Cesare Pavese nel 1950, gli amici trovarono una cartella etichettata «Bozze Sud». Conteneva sei racconti ambientati in Calabria, scritti fra il ’41 e il ’43, mai pubblicati. Temi: mito di Kore, adolescenti contadini, il suono delle cicale che annuncia il tempo fermo.
Scopri gli altri articoli della rubrica “Letture d’autore” su Uozzart.com
Il rifiuto consapevole
Pavese aveva spedito quei racconti a un editore torinese nel ’44; li ritirò poco dopo, forse per timore della censura fascista sui riferimenti mitologici al femminile. In una lettera annotò: «Meglio tacere finché il Sud non può parlare».
Un’uscita postuma
Nel 1962 Einaudi ne pubblicò tre, lasciandone altri inediti per volontà degli eredi. L’insieme mostra un Pavese inedito: paesaggi meridionali che preannunciano La luna e i falò, ma con una sensualità più scoperta, quasi luminosa.
La riserva di parole
I racconti mancanti sono consultabili solo in archivio. Leggerli significa entrare in un laboratorio di voce dove la memoria contadina scava nel mito. Un Pavese che, pur lasciato in un cassetto, continua a germogliare.
Appassionato/a di arte, spettacolo e cultura? Segui le nostre pagine Facebook, X, Google News e iscriviti alla nostra newsletter
Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

