Nel 1964 Anna Maria Ortese firmò con Garzanti un contratto per un romanzo intitolato Il mare di dentro. Doveva chiudere la trilogia iniziata con Il mare non bagna Napoli…

Nel 1964 Anna Maria Ortese firmò con Garzanti un contratto per un romanzo intitolato Il mare di dentro. Doveva chiudere la trilogia iniziata con Il mare non bagna Napoli. Dopo cento pagine, la scrittrice interruppe il lavoro: «Non trovo il ritmo giusto», confessò in una lettera.
Scopri gli altri articoli della rubrica Letture d’autore su Uozzart.com
Le pagine superstiti
Manoscritti conservati alla Biblioteca Nazionale di Napoli mostrano una storia corale ambientata in Basilicata: un borgo fantasma, una ragazza cieca, un coro di anziane che parlano con il mare. Linguaggio lirico, spezzato, anticipa temi di Il cardillo addolorato.
Lo stop definitivo
Ortese temeva di ripetersi. Il romanzo rimase fermo; parte del materiale confluì in articoli su Il Mattino. Nel 1998, poco prima di morire, dichiarò che quelle pagine «sono la mia nostalgia più grande».
Un mare non scritto
Il frammento pubblicato nel 2010 in una rivista letteraria mostra un Sud metafisico, sospeso. Non esiste un finale, ma la forza della lingua ortesiana rende il frammento autosufficiente: un romanzo spezzato che continua a respirare.
Appassionato di arte, teatro, cinema, libri, spettacolo e cultura? Segui le nostre pagine Facebook, X, Google News e iscriviti alla nostra newsletter
Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

