Last Updated on 24/04/2026
The Devil Wears Prada 2, diretto da David Frankel, arriva nelle sale italiane il 29 aprile e aggiorna l’universo del film del 2006 dentro un contesto segnato dalla crisi dell’editoria, da nuovi equilibri professionali e da un linguaggio più contemporaneo
The Devil Wears Prada 2 riparte dai personaggi che hanno reso il primo film uno dei titoli più riconoscibili degli anni Duemila. Tornano Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci nei ruoli di Miranda Priestly, Andy Sachs, Emily Charlton e Nigel Kipling, con la regia ancora affidata a David Frankel e la sceneggiatura firmata da Aline Brosh McKenna.
Il sequel non prova a rifare il film del 2006. La cornice è la stessa, ma il contesto è cambiato: il sistema dei media, il lavoro editoriale, il rapporto con il potere e persino il modo in cui si esercita l’autorità non sono più quelli di allora.
Che cosa bisogna ricordare del primo film
Il primo Il Diavolo veste Prada funzionava su un equilibrio preciso: l’ingresso di Andy Sachs in un ambiente chiuso, feroce e altamente gerarchico, dominato dalla figura di Miranda Priestly e dai codici di Runway. Dentro quel meccanismo si muovevano l’ambizione, la disciplina, la trasformazione personale e il costo del successo.
Il sequel parte da lì, ma non torna indietro. I personaggi vengono ripresi molti anni dopo, quando la fase di formazione è finita e il punto non è più imparare le regole, ma capire come restare rilevanti in un sistema che ha cambiato struttura.
Di cosa parla The Devil Wears Prada 2
Il nuovo film riporta l’azione negli uffici di Runway Magazine e nella filiera della moda e dell’editoria internazionale. Il nodo narrativo, questa volta, è legato alla trasformazione del settore: la crisi della stampa, il ridimensionamento dei modelli tradizionali e la necessità di ripensare ruoli, linguaggi e strategie.
In questo quadro Miranda Priestly resta il perno del racconto. Il suo potere non scompare, ma viene misurato in un contesto più instabile, dove anche un’autorità consolidata deve confrontarsi con un ambiente diverso da quello che aveva contribuito a costruire.
Il cast storico e i nuovi ingressi
Il nucleo principale del film resta quello originario, ma il sequel amplia il proprio raggio con nuovi personaggi interpretati, tra gli altri, da Kenneth Branagh, Lucy Liu, Justin Theroux, B.J. Novak, Simone Ashley, Caleb Hearon, Helen J. Shen, Patrick Brammall e Tracie Thoms.
L’allargamento del cast serve anche a ridefinire il mondo di Runway. Non si tratta solo di riportare in scena figure conosciute, ma di mostrare come attorno a loro si sia formato un ecosistema diverso, più articolato e più vicino alle logiche del presente.
Che cosa è cambiato davvero nel mondo di Runway
Uno degli aspetti più interessanti del sequel è che il cambiamento non riguarda solo la tecnologia o la crisi dell’editoria. Riguarda anche i comportamenti, il lessico del potere e i rapporti interni ai luoghi di lavoro. La nuova generazione che ruota attorno a Runway appare meno disposta ad accettare automaticamente le vecchie gerarchie e più pronta a muoversi con una propria consapevolezza.
In questo senso il film lascia intravedere una maggiore attenzione a sensibilità oggi centrali, dal politically correct a una rappresentazione meno rigida dei ruoli professionali e personali. Anche le figure maschili sembrano meno ancorate a un modello apertamente competitivo o maschilista, mentre il contesto generale appare aggiornato rispetto ai codici più taglienti del primo capitolo. Sulla stessa linea si può leggere anche un clima più aperto sul piano dell’immagine e della presenza dei corpi, pur senza trasformare questo aspetto in un manifesto.
Miranda, Andy, Emily e Nigel vent’anni dopo
Miranda Priestly resta una figura di comando, ma il sequel la colloca in una fase più delicata, segnata dalla necessità di difendere un’eredità professionale dentro un mondo che non riconosce più automaticamente la stessa centralità alle grandi riviste.
Andy Sachs riappare come una donna che ha costruito un proprio percorso, mentre Emily Charlton viene riposizionata in un ruolo di maggiore peso nel sistema moda. Nigel, dal canto suo, continua a rappresentare un legame forte con l’universo originario del film, ma anche lui si muove dentro un’industria ormai trasformata. Il seguito lavora quindi sul tempo trascorso come elemento narrativo, non come semplice effetto nostalgia.
New York e Milano come assi del racconto
L’impianto visivo del film si muove tra New York e Milano. New York resta il centro simbolico di Runway, con il ritorno di spazi e dinamiche che richiamano direttamente il primo capitolo. Milano, invece, diventa il secondo polo del racconto, legato al sistema internazionale della moda e a una parte importante della costruzione visiva del sequel.
Questa doppia ambientazione rafforza il carattere del film: da un lato la memoria di un universo riconoscibile, dall’altro la necessità di espanderlo e aggiornarlo dentro una geografia più ampia.
Moda, costumi e immagine
Anche in questo secondo capitolo la moda non è un fondale, ma una parte del linguaggio del film. I costumi, firmati da Molly Rogers, accompagnano l’evoluzione dei personaggi senza ridursi a una replica del passato. Miranda conserva una silhouette rigorosa, Andy viene riletta con un guardaroba che unisce esperienza e controllo, mentre Emily continua a occupare il versante più affilato e più esposto del fashion system.
L’idea di fondo sembra essere quella di mantenere una forte identità visiva, ma con una linea meno dipendente dall’effetto iconico immediato e più orientata alla tenuta del personaggio nel tempo.
Perché questo sequel arriva adesso
Il punto del sequel è tutto qui: non limitarsi a riproporre personaggi popolari, ma riportarli in scena quando il loro mondo è abbastanza cambiato da giustificare una nuova storia. Il film arriva infatti in un momento in cui la stampa, la moda e i luoghi del potere culturale hanno perso la forma che avevano nel 2006.
Per questo The Devil Wears Prada 2 si presenta come un seguito costruito più sul confronto con il presente che sul semplice revival. Il suo interesse sta nel vedere come figure nate in un altro ciclo dei media reagiscano a un paesaggio nuovo, più instabile e meno verticale.
Quando esce in Italia
The Devil Wears Prada 2 uscirà nelle sale italiane il 29 aprile 2026. Il ritorno di Miranda Priestly e degli altri personaggi storici si inserisce così in un’operazione che punta a riattivare un immaginario molto noto, ma provando a rileggerlo alla luce di ciò che è cambiato nel frattempo.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

