Inaugurata ieri alla Fondazione MAST, la mostra “Bernd & Hilla Becher. History of a Method” ripercorre il lavoro della coppia tedesca che ha ridefinito il rapporto tra fotografia, archivio e paesaggio industriale
È stata inaugurata ieri, giovedì 23 aprile 2026, alla Fondazione MAST di Bologna la mostra “Bernd & Hilla Becher. History of a Method”, dedicata a due figure centrali della fotografia del Novecento. L’esposizione resterà aperta fino al 27 settembre 2026 negli spazi delle MAST.Galleries e del MAST.Foyer.
Il progetto presenta un ampio percorso sul lavoro di Bernd Becher e Hilla Becher, artisti tedeschi che hanno costruito una delle ricerche più riconoscibili del secondo dopoguerra. La loro fotografia ha messo al centro edifici industriali, strutture produttive e architetture funzionali, osservate con criteri costanti e organizzate secondo serie tipologiche.
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Il metodo come forma
Il titolo della mostra, “History of a Method”, chiarisce l’impostazione del percorso. Non una semplice retrospettiva cronologica, ma un’indagine sul metodo adottato dai Becher: inquadrature frontali, luce uniforme, assenza di effetti narrativi, attenzione alla struttura dell’oggetto fotografato.
Torri d’acqua, gasometri, altiforni, silos, miniere, cave e case operaie diventano elementi di un archivio visivo ordinato. La ripetizione non serve a rendere anonime le immagini, ma a far emergere differenze minime, variazioni formali e funzioni specifiche. È in questo equilibrio tra documento e costruzione concettuale che il lavoro dei Becher ha inciso sulla fotografia contemporanea.
Oltre 350 fotografie originali
Nelle gallerie del MAST sono esposte oltre 350 fotografie originali in bianco e nero, affiancate da disegni, libri, poster, video e materiali di approfondimento. Il percorso consente di leggere la coerenza di una ricerca portata avanti per decenni, a partire dalla fine degli anni Cinquanta.
La mostra è articolata in dieci sezioni, dedicate ai principali nuclei tematici dell’opera dei Becher. Il visitatore incontra paesaggi industriali, impianti minerari, strutture di stoccaggio, edifici funzionali e serie tipologiche che hanno reso riconoscibile il loro linguaggio.
La fotografia industriale prima della scomparsa
Il lavoro dei Becher nasce anche da un’urgenza storica: registrare un mondo industriale destinato alla trasformazione o alla demolizione. Le architetture fotografate non sono trattate come rovine romantiche, ma come oggetti da studiare con precisione.
La loro distanza visiva, spesso scambiata per freddezza, è parte del metodo. L’immagine non cerca l’enfasi, ma la leggibilità. In questo senso la fotografia dei Becher documenta la fine di un paesaggio produttivo senza affidarsi alla nostalgia.
Dalla Nuova Oggettività alla fotografia contemporanea
La ricerca di Bernd e Hilla Becher si colloca in dialogo con la tradizione della Nuova Oggettività, con la fotografia documentaria e con le pratiche concettuali del secondo Novecento. Il loro lavoro ha avuto un peso decisivo anche nella formazione di una generazione di artisti legati alla cosiddetta scuola di Düsseldorf.
Nel MAST.Foyer sono esposte opere di alcuni autori che hanno attraversato quella linea di influenza, tra cui Andreas Gursky, Thomas Struth, Thomas Ruff e Tata Ronkholz. Il confronto chiarisce come il metodo dei Becher abbia prodotto effetti duraturi, andando oltre il perimetro della fotografia industriale.
Curatela e provenienza delle opere
La mostra è curata da Gabriele Conrath-Scholl, Max Becher e Urs Stahel. Il progetto è ideato dalla Die Photographische Sammlung/SK Stiftung Kultur di Colonia in collaborazione con il Bernd & Hilla Becher Studio di Düsseldorf, ed è organizzato dalla Fondazione MAST.
Le opere provengono dal Bernd und Hilla Becher Archiv conservato a Colonia e dallo studio di Düsseldorf. La presenza di materiali d’archivio consente di ricostruire non solo i risultati finali, ma anche il sistema di lavoro alla base delle serie fotografiche.
Date, orari e ingresso
“Bernd & Hilla Becher. History of a Method” è visitabile alla Fondazione MAST, in via Speranza 42 a Bologna, fino al 27 settembre 2026. L’ingresso è gratuito.
La mostra è aperta dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 19. Il lunedì resta chiusa.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

