Sab. Giu 20th, 2026

Storia di un cinghiale: al Teatro India una riscrittura inquieta di Riccardo III

Dal 22 al 26 aprile 2026 a Roma, lo spettacolo di Gabriel Calderón con Francesco Montanari smonta e ricompone il mito shakespeariano tra monologo e riflessione meta-teatrale

Dal 22 al 26 aprile 2026 presso il Teatro India di Roma va in scena “Storia di un cinghiale. Qualcosa su Riccardo III”. Uno spettacolo che non cerca di raccontare una storia in modo lineare, ma piuttosto di smontarla e ricomporla davanti allo spettatore. Il riferimento dichiarato a Riccardo III non è un punto d’arrivo, bensì un detonatore: il testo di Gabriel Calderón si muove in maniera libera, irriverente ma allo stesso tempo profondamente rispettosa dell’archetipo shakespeariano.

Francesco Montanari: un one man show perfetto

Al centro della scena c’è Francesco Montanari, solo, chiamato a reggere un monologo che è tanto esercizio attoriale quanto riflessione meta-teatrale. La sua prova è il vero motore dello spettacolo: Montanari oscilla continuamente tra personaggio e attore, tra Riccardo e sé stesso, restituendo un’identità fratturata, mai del tutto definita. Non cerca la “cattiveria iconica” del re shakespeariano, ma piuttosto una fragilità inquieta, quasi grottesca, che rende il suo cinghiale più umano che mostruoso. Il bravissimo attore incanta, diverte e colpisce il pubblico con una maestria degna della sua fama.

Una regia essenziale fa emergere un testo pregno

La regia dello stesso Calderón è essenziale, quasi scarnificata. Non c’è spettacolarizzazione del potere, ma un progressivo svuotamento: il trono diventa un’idea, il regno una proiezione mentale. Questo minimalismo permette al testo di emergere nella sua natura dichiaratamente “in costruzione”, coerente con le parole del regista che lo descrive come una materia viva, da modellare ogni sera. Ne deriva una sensazione di instabilità che può disorientare, ma che è anche il cuore pulsante dell’operazione.

Costumi sfarzosi richiamano un’epoca che non c’è più

Lo spettacolo insiste su ambizione, violenza e desiderio di affermazione, ma lo fa evitando ogni lettura didascalica. Piuttosto, suggerisce che Riccardo non sia solo un personaggio storico o teatrale, bensì una figura sempre presente in ognuno di noi: un modo di essere che attraversa epoche e individui. In questo senso, la rappresentazione di Calderón fa dialogare implicitamente il protagonista con William Shakespeare senza mai imitarlo, scegliendo invece la strada della riscrittura personale. La credibilità dello spettacolo e del protagonista è aiutata anche dai costumi: ricchi e aderenti perfettamente all’epoca rappresentata.

Lo spettacolo offre un vero e proprio laboratorio attoriale

In definitiva, “Storia di un cinghiale” è un’esperienza più che uno spettacolo tradizionale: un laboratorio aperto sul potere e sulla rappresentazione, sorretto da un’interpretazione intensa e da una scrittura che preferisce il rischio alla certezza. Non offre risposte facili, ma lascia addosso domande persistenti ed è proprio lì che trova la sua forza.

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