Piccoli santuari ipogei risalenti a oltre 6.000 anni fa, sparsi tra necropoli e villaggi, le Domus de Janas ottengono un riconoscimento che ne conferma l’importanza storica e culturale

La decisione del Comitato UNESCO, riunitosi a Parigi nel luglio 2025, ha incluso le Domus de Janas tra i beni del Patrimonio Mondiale, riconoscendole come il 61º sito italiano – una testimonianza dell’eccellenza della cultura funeraria prenuragica sarda. Scavate nel periodo compreso tra il Neolitico Medio e l’età del Bronzo, queste strutture ipogee non sono semplicemente tombe: rappresentano un ponte tra vita e aldilà, un riflesso della spiritualità delle antiche comunità isolane.
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Architettura e simbolismo
Il sito seriale comprende decine di Domus de Janas, concentrate soprattutto nel centro-nord dell’isola, spesso raggruppate in necropoli legate a comunità e insediamenti – tra le più significative, quelle di Anghelu Ruju (Alghero), Mesu ’e Montes (Ossi), Monte Siseri (Putifigari) e Sant’Andrea Priu (Bonorva). Queste “case delle fate” riproducono in miniatura gli spazi domestici, con corridoi, camere, pilastri e soffitti scolpiti. Pareti ornati da spirali, zig‑zag, protomi taurine e pitture in ocra evocano simboli religiosi, di fertilità e rigenerazione, a testimonianza di un culto dei defunti complesso e profondamente radicato.
Continuità culturale e riuso
Scavate inizialmente nel IV millennio a.C. (culture di San Ciriaco e Ozieri), le Domus de Janas si usarono e modificarono fino alla civiltà nuragica e oltre. Alcuni ipogei furono ricollegati ad epoche storiche come il periodo romano o bizantino, evidenziando una funzione sacra persistente. Questo dialogo tra continuità e trasformazione rafforza l’eccezionale valore universale del sito, che conserva tracce di pratiche, credenze e strutture architettoniche millenarie.
La strada verso l’UNESCO
Il dossier di candidatura, promosso dall’Associazione CeSIM e sostenuto dalla Rete comunale delle Domus de Janas con capofila Alghero, ha fatto leva sul criterio III della Convenzione UNESCO: la capacità di rappresentare una tradizione culturale scomparsa. Coordinata dal Ministero della Cultura, con il contributo economico della Regione Sardegna, la candidatura ha coinvolto soprintendenze, musei e municipi di numerosi Comuni islandesi, su una rete territoriale ampia e integrata.
Una nuova era per il patrimonio sotterraneo
Il riconoscimento UNESCO è quindi un’occasione per rafforzare la tutela, la ricerca e la valorizzazione turistica sostenibile. Le Domus de Janas, con le loro storie scolpite nella roccia, diventano così ambasciatrici della Sardegna prenuragica nel mondo, aprendo al visitatore uno scrigno di memoria e mistero.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

