Alla Fondazione Achille Castiglioni fino al 16 febbraio 2027, oggetti, esperimenti e materiali d’archivio raccontano l’affinità tra due protagonisti del design italiano del Novecento, tra ironia, creatività e sperimentazione
Dal 29 maggio 2026 la Fondazione Achille Castiglioni ospita Achille e Bruno, liberi di giocare, esposizione che esplora il legame creativo tra Achille Castiglioni e Bruno Munari. La mostra, curata da Marco Marzini, mette in luce il ruolo del gioco come strumento di osservazione e sperimentazione, sia nell’approccio educativo di Munari sia nella metodologia progettuale di Castiglioni.
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Percorso espositivo
Il percorso si sviluppa attraverso nuclei tematici dedicati alla luce, alle forme naturali, alle parole, agli oggetti e alle strutture pieghevoli. In Luci e ombre il pubblico può interagire con proiezioni, riflessi e interferenze ottiche usando anche tre proiettori Rocket Ferrania progettati da Achille e Pier Giacomo Castiglioni nel 1960 e aggiornati con sorgente LED. Le Proiezioni Dirette di Munari e una fotocopiatrice dedicata alla xerografia completano lo spazio esperienziale.
Forme e materiali
Nella sezione Forma naturale sono esposti oggetti organici e scarti industriali dei due designer, capaci di suggerire associazioni inaspettate. La forma delle parole approfondisce lettere, segni grafici e composizioni tipografiche, mentre Queste non son tutte esplora la produzione di sedie dei Castiglioni, includendo una poltrona volutamente scomoda per sperimentare modalità di seduta alternative.
Interazione e sperimentazione
Altre sezioni approfondiscono il tema della maschera e dell’espressione del volto, reinterpretazioni di oggetti quotidiani e strutture pieghevoli, mostrando il rapporto tra semplificazione formale, funzione e creatività. L’esposizione invita il visitatore a sperimentare e interagire, mettendo in pratica la filosofia che unisce gioco e progetto nei due maestri del design.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

