Fernando Pessoa non amava i viaggi. Ma ogni angolo di Lisbona, camminato lentamente, si è trasformato in una topografia interiore…

Fernando Pessoa non amava i viaggi. Ma ogni angolo di Lisbona, camminato lentamente, si è trasformato in una topografia interiore. Le sue abitudini erano precise: sempre lo stesso tavolino al Brasileira, lo stesso cammino tra Rua do Arsenal e Largo de São Carlos, dove nacque. Nei suoi passi, la città diventava libro.
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La mappa del nulla
I suoi eteronimi – Álvaro de Campos, Bernardo Soares, Ricardo Reis – non viaggiavano neppure: vagavano, a piedi, con lo sguardo sulle vetrine chiuse, le ombre nei portoni, le finestre senza volto. Lisbona era un pretesto per la contemplazione. Per questo è inutile cercarla nei monumenti: Pessoa l’ha lasciata nei margini.
La città che ascolta
Passeggiando oggi tra Chiado e Baixa, si percepisce quella quiete leggera che Pessoa amava. I tram cigolano piano, la luce si spezza sui marciapiedi consumati. È ancora la Lisbona dei pensieri sospesi, dove nulla accade e tutto resta in attesa.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

