Ven. Set 4th, 2026

Ricordando Robert Redford: “Tutti gli uomini del presidente”, il film che ha insegnato al cinema a fare giornalismo

Robert Redford
Robert Redford

Dal Watergate alla memoria di Robert Redford, scomparso il 16 settembre 2025: perché il capolavoro di Pakula resta imprescindibile

Uscito nel 1976 e ispirato al libro di Bob Woodward e Carl Bernstein, Tutti gli uomini del presidente trasforma l’indagine sul Watergate in un thriller d’osservazione dove la suspense nasce dai dettagli: nomi sbagliati, telefonate interrotte, scale d’archivio. Il rigore del metodo – verifiche, fonti incrociate, responsabilità del dire – è la vera “azione” del film.

Redford & Hoffman: due volti per la verità

Robert Redford e Dustin Hoffman non interpretano eroi larger-than-life, ma professionisti tenaci, capaci di sbagliare e ricominciare. Redford, nei panni di Woodward, offre un minimalismo magnetico: sguardo, silenzio, ritmo. La sua misura attoriale tiene in equilibrio tensione e credibilità, rendendo l’etica del lavoro più avvincente di qualsiasi inseguimento.

La lezione di Pakula: suspense dalla trasparenza

Alan J. Pakula costruisce un’architettura visiva fatta di corridoi, neon, pagine che scorrono: la messa in scena è “documentale” ma non rinuncia al respiro cinematografico. L’iconica ricostruzione della newsroom del Washington Post diventa un organismo vivo, in cui il montaggio scandisce l’avanzare della verità e il sonoro amplifica la frizione tra potere e informazione.

Perché funziona ancora (più di prima)

Nel tempo delle disinformazioni e delle camere d’eco, il film resta un manuale etico ed estetico: mostra che la verifica è un atto narrativo, che l’accuratezza può essere emozione, che il dubbio è un dovere civico. Riguardarlo oggi significa ricordare che la democrazia ha bisogno di lentezza, metodo e coraggio.

Un addio necessario: ricordando Robert Redford

Robert Redford è morto il 16 settembre 2025, a 89 anni, nella sua casa nello Utah. Con lui se ne va un’idea di cinema capace di coniugare popolarità, impegno e autonomia creativa: da Butch Cassidy a The Sting, dal successo come regista di Ordinary People alla fondazione del Sundance Institute e del Sundance Film Festival. Il suo Bob Woodward, asciutto e paziente, incarna l’eroismo discreto di chi ricompone un mosaico un tassello alla volta.

Eredità: tra scuola di giornalismo e alfabetizzazione allo sguardo

Il lascito del film – e di Redford – è duplice. Da un lato, ha reso pop il lavoro del cronista senza tradirne la sostanza; dall’altro, ha educato lo spettatore a riconoscere la qualità delle prove, il valore delle fonti, la differenza tra ipotesi e fatti. È un’opera che continua a formare coscienze, non solo gusti.

Dove rivederlo e come parlarne oggi

Discuterlo in classe, in redazione o in cineforum significa interrogarsi su pratiche ancora attuali: la tutela delle fonti, l’indipendenza editoriale, l’etica dell’errore. Rivederlo dopo la scomparsa di Redford aggiunge una risonanza ulteriore: è un modo per salutarlo nel luogo dove ha sempre saputo incontrarci, lo schermo.

Conclusione: il potere delle domande giuste

Tutti gli uomini del presidente dimostra che non esistono risposte senza domande ostinate. E che il cinema, quando abbraccia la disciplina del giornalismo, può restare giovane per sempre. Oggi lo ricordiamo anche come omaggio a Robert Redford: un artista che ha messo il proprio carisma al servizio di storie più grandi di lui, e per questo continuerà a parlarci.

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