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Escher al Mudec: l’illusione che intreccia arte e scienza

Escher al Mudec: l’illusione che intreccia arte e scienza
Escher al Mudec: l’illusione che intreccia arte e scienza

Last Updated on 13/10/2025

Al Mudec di Milano apre “M.C. Escher. Tra arte e scienza”, una rassegna che propone un percorso attraverso il pensiero visivo dell’artista olandese, con un’attenzione puntuale alle sue ossessioni formali

Al Mudec di Milano apre “M.C. Escher. Tra arte e scienza”, una rassegna che propone un percorso attraverso il pensiero visivo dell’artista olandese, con un’attenzione puntuale alle sue ossessioni formali: le illusioni ottiche, le tassellazioni e le metamorfosi visive.

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Le opere protagoniste

Sono esposte oltre 130 opere — incisioni, xilografie, disegni — che documentano l’evoluzione del linguaggio formale dell’artista. Alcune opere sono divenute iconiche: le metamorfosi che trasformano forme naturali in figure astratte, gli intrecci di piani impossibili, le città sospese che sfidano la gravità. Ogni sezione della mostra accompagna il visitatore all’interno di queste trasformazioni progressive.

Arte, scienza e matematica

Escher è noto per aver utilizzato concetti matematici con finalità puramente visive. Qui il legame fra arte e scienza emerge con chiarezza: le tassellazioni, i mosaici matematici, le simmetrie e l’uso della prospettiva sono strumenti concettuali che diventano materia estetica. Il risultato è un’esperienza che invita a riflettere sui meccanismi della percezione più che sull’effetto meramente decorativo.

Allestimento e organizzazione

Il progetto espositivo è articolato con chiarezza: ogni ambiente è pensato per isolare i principali temi, in modo che il visitatore possa passare gradualmente da una dimensione formale a un’altra. Il supporto didattico (cartelli, pannelli di approfondimento) offre spiegazioni sintetiche, utili a comprendere i processi concettuali dietro ogni scelta visiva.

A firmare la progettazione luminosa è l’architetto Francesco Murano

A firmare la progettazione luminosa è l’architetto Francesco Murano, uno dei maggiori esperti italiani di light design museale, che rinnova il suo lungo dialogo con l’universo escheriano: dieci allestimenti in oltre vent’anni di lavoro. Tra tutela conservativa e percezione visiva, Murano spiega le scelte tecniche nella mostra su Escher al Mudec di Milano che definiscono il nuovo percorso espositivo: luce laterale per eliminare le ombre, LED calibrati e un controllo rigoroso dell’atmosfera percettiva.

L’artista olandese giocava costantemente con l’occhio dell’osservatore, e anche l’illuminazione deve farlo. «Quando lo spettatore si avvicina a una litografia, deve poter esplorare ogni dettaglio senza che la propria ombra lo tradisca – racconta Murano –. Per questo il sistema luminoso è studiato lateralmente, in modo che la proiezione dell’ombra cada oltre il campo visivo. È un modo per entrare nell’opera senza violarla».

“La luce deve accompagnare, non invadere”

«Le opere di Escher sono estremamente sensibili – spiega Murano – perché la carta reagisce in modo immediato alla luce. Per questo motivo preferisco mantenere livelli di illuminamento bassi, rispettando i limiti di conservazione ma anche la natura intima del segno grafico. La luce deve accompagnare, non invadere». Un approccio che, più che tecnico, è etico: la luce come strumento di tutela e di lettura, mai come ornamento.

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