Oltre 160 immagini tra surrealismo e reportage compongono la mostra “Lee Miller. Opere 1930-1955”, al CAMERA di Torino sino al 1° febbraio 2026

Sino al 1° febbraio 2026 il CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia ospita Lee Miller. Opere 1930-1955, una rassegna composta da oltre 160 immagini, molte delle quali pressoché inedite, selezionate dagli Archivi Lee Miller. Il percorso propone uno sguardo sia pubblico sia intimo sulla produzione artistica e documentaria della fotografa americana nel decennio cruciale tra gli anni Trenta e Cinquanta.
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Il contesto biografico e artistico
Lee Miller figura complessa e poliedrica del Novecento, ebbe un ruolo di nodo tra Stati Uniti, Europa e Africa. Aderì al movimento surrealista collaborando con Man Ray, contribuendo all’evoluzione tecnica attraverso pratiche come la solarizzazione; ebbe contatti e rapporti con intellettuali e artisti come Picasso, Max Ernst e Paul Éluard.
Viaggi, testimonianze e conflitto
Dopo un periodo trascorso in Egitto, Miller tornò in Europa justo prima della Seconda guerra mondiale. Collaborò con Vogue ma, più significativamente, documentò momenti drammatici del conflitto: i campi di concentramento, la liberazione, l’impatto della guerra sulla società europea. Le sue fotografie testimoniano il passaggio da dimensione estetica a dimensione storica.
La mostra al CAMERA
L’allestimento è curato da Walter Guadagnini e dipana un percorso tematico e cronologico: dalle prime sperimentazioni ottiche agli scatti della guerra, fino al ritiro nella campagna inglese dove il filtro della quotidianità si intreccia con la memoria. Il catalogo è edito da Dario Cimorelli Editore. Accanto alla mostra, è previsto un programma educativo sull’immagine rivolto a pubblici diversificati.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

