Il regista premio Oscar firma per Netflix una versione intima e visivamente potente di Frankestein, capolavoro di Mary Shelley. Un racconto di solitudine e creazione che unisce orrore, amore e identità

Guillermo del Toro porta finalmente sullo schermo la sua personale visione di Frankenstein, un sogno cinematografico che il regista coltiva da oltre vent’anni. L’adattamento, in arrivo al cinema dal 22 ottobre e su Netflix dal 7 novembre, propone una lettura più umana e malinconica del mito dello scienziato e della sua creatura, concentrandosi sul legame padre-figlio e sul peso della solitudine.
Il cast e i protagonisti
Oscar Isaac interpreta Victor Frankenstein, lo scienziato ossessionato dall’idea di superare i limiti della vita. La Creatura ha il volto di Jacob Elordi, in un ruolo che promette introspezione e vulnerabilità. Accanto a loro, Mia Goth, Christoph Waltz, Charles Dance e Felix Kammerer completano un cast costruito per dare corpo a un universo cupo ma profondamente emotivo.
Le ambientazioni e la fotografia
Girato tra Toronto, Edimburgo e il Lincolnshire, il film restituisce l’atmosfera gotica del romanzo attraverso una fotografia dai toni freddi e un’architettura che amplifica il senso di isolamento dei personaggi. Del Toro combina elementi realistici e suggestioni fiabesche, mescolando la materia del racconto classico con il suo linguaggio visivo riconoscibile.
Musica e sensibilità autoriale
La colonna sonora di Alexandre Desplat contribuisce a costruire la tensione emotiva, alternando momenti di silenzio a orchestrazioni che accompagnano la trasformazione interiore della Creatura. Il risultato è una partitura che riflette il dualismo tra orrore e tenerezza, tema centrale del film.
Oltre l’horror tradizionale
Pur ispirandosi a uno dei testi fondativi del genere gotico, Frankenstein non si limita all’orrore. Del Toro lo affronta come una storia d’amore e perdita, un viaggio nella fragilità umana e nella ricerca di appartenenza. La mostruosità, suggerisce il film, non è nella creatura ma nello sguardo di chi rifiuta di riconoscerle un’anima.
Un racconto senza tempo
Con questa rilettura, Guillermo del Toro riafferma il suo interesse per le figure marginali e per la bellezza che nasce dall’imperfezione. Frankenstein diventa così un’opera di riflessione più che di paura, un film che interroga lo spettatore sul confine tra creatore e creatura, sulla colpa e sul desiderio di essere accettati.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

