Attraverso il rigore dello sguardo e la precisione della forma, Gabriele Basilico ha raccontato il paesaggio urbano come un corpo in continua trasformazione…

Gabriele Basilico nasce a Milano nel 1944. Inizialmente si forma come architetto, ma ben presto trasferisce questa sensibilità progettuale nella fotografia, che diventerà la sua vera vocazione. Fin dagli anni Settanta, il suo interesse si concentra sullo spazio urbano e sul rapporto tra architettura, territorio e società. Il suo sguardo non è mai neutro, ma profondamente strutturato, analitico, quasi scientifico. Le città non sono per lui sfondi, ma protagoniste.
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Milano, il punto di partenza
Milano è la sua città e anche il primo grande oggetto di studio. Con “Milano. Ritratti di fabbriche” (1981), Basilico avvia un’indagine sul paesaggio industriale che rompe con la tradizione documentaria per avvicinarsi a una vera e propria estetica del reale. Le fabbriche dismesse, le periferie, gli interstizi urbani diventano materia viva, osservata con rispetto e attenzione al dettaglio. Ogni immagine restituisce la densità storica del luogo, la stratificazione del tempo.
Il paesaggio della modernità
Dagli anni Ottanta in poi, Basilico amplia la sua indagine alle grandi città europee. Partecipa nel 1984 alla celebre missione fotografica della DATAR in Francia, dove si confronta con il paesaggio come fenomeno culturale. Seguono progetti in Libano, Germania, Portogallo, Russia. Ogni luogo è affrontato con lo stesso rigore: fotografia come strumento per leggere il territorio e raccontarne l’identità. Basilico non cerca l’eccezionalità, ma il senso profondo dell’ordinario.
L’eredità di uno sguardo
Gabriele Basilico è scomparso nel 2013, ma il suo archivio, curato dalla famiglia e consultabile online, resta una risorsa preziosa per comprendere la città contemporanea. Le sue immagini, esposte nei più importanti musei internazionali, sono ancora oggi un riferimento imprescindibile per architetti, urbanisti, fotografi. Non ha mai cercato l’effetto, ma la coerenza. E in questa coerenza ha trovato la bellezza, in forme spesso invisibili.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

