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Ugo Tognazzi: dieci film per (ri)scoprirlo, tra commedia e dramma

Ugo Tognazzi
Ugo Tognazzi

Last Updated on 23/03/2026

Un itinerario ragionato tra i titoli che hanno definito la grandezza di Ugo Tognazzi: dalla satira civile alla commedia all’italiana, fino alle incursioni internazionali. Una selezione utile per lettori, cinefili e motori di ricerca, con anni, contesti e perché vedere ogni film, aggiornata e verificata

Ugo Tognazzi

I dieci film di Ugo Tognazzi qui raccolti mappano snodi diversi: l’anticamera del boom economico, la deformazione satirica dei “vizi nazionali”, l’impegno civile, la maschera tragica. Ogni scheda indica l’essenziale per orientarsi senza retorica.

Il federale (1961)

Esordio di rilievo nell’asse Tognazzi–Luciano Salce: una black comedy di viaggio che mette a fuoco, con asciuttezza, la trasformazione di un milite zelante a contatto con l’avversario politico. Tognazzi inaugura il registro agrodolce che tornerà spesso: risate corte, fondo amaro.

I mostri (1963)

Film a episodi firmato Dino Risi, con Vittorio Gassman spalla gemella: galleria di maschere che specchiano difetti e ipocrisie dell’italiano medio. Tognazzi cambia pelle di continuo e fissa un repertorio mimico che diventerà grammatica della commedia all’italiana.

Straziami ma di baci saziami (1968)

Parodia melodrammatica diretta da Risi, dove Tognazzi entra in campo a sorpresa in un gioco di scambi e malintesi. Sotto la cornice rosa vive un’idea precisa di costume: l’amore come terreno di scontro fra chiacchiera sociale e desiderio.

Barbarella (1968)

Incursione internazionale, ruolo piccolo ma significativo nel cult pop di Roger Vadim. Tognazzi dimostra duttilità anche fuori contesto nazionale: presenza misurata, senso del tempo comico, capacità di stare nell’immaginario fantascientifico senza smarrire identità.

In nome del popolo italiano (1971)

Nel legal thriller satirico di Risi, Tognazzi dà corpo a un magistrato ossessivo. Scontro di caratteri e classi con Gassman industriale: il film radiografa la sfiducia nelle istituzioni, e l’attore dosa sarcasmo e cupezza con precisione.

Romanzo popolare (1974)

Monicelli firma una commedia sentimentale che attraversa gelosia, differenze d’età, Nord operaio. Tognazzi costruisce un uomo comune contraddittorio, capace di far ridere e, quasi nello stesso istante, restare scoperto nella fragilità.

Amici miei (1975)

Il Conte Mascetti è sinonimo di Tognazzi presso il grande pubblico. Monicelli orchestra una malinconia da compagnia goliardica: zingarate, cinismo affettuoso, paura di invecchiare. L’interpretazione tiene insieme nobiltà decaduta e resistenza ironica.

L’anatra all’arancia (1975)

Commedia degli equivoci diretta da Salce: triangoli, contro-triangoli, camera da letto e salotto. Tognazzi domina il ritmo e la replica, mettendo a segno un manuale di tempi comici “di parola” in dialogo con Vitti e Bouchet.

Il vizietto (1978)

Adattamento di La Cage aux Folles. Tognazzi e Michel Serrault lavorano su misura e rispetto dei personaggi, oltre il travestimento. Il risultato è un successo internazionale che tiene insieme brillantezza e tenerezza, con un’inedita normalizzazione del tema familiare.

La tragedia di un uomo ridicolo (1981)

Bertolucci affida a Tognazzi un ruolo drammatico di rara intensità: industriale di provincia stretto fra rapimento del figlio e crisi aziendale. Palma a Cannes per l’interpretazione: misura, opacità morale, dolore trattenuto. Un vertice.

Come guardarli oggi

Si può procedere in linea cronologica per seguire l’evoluzione della maschera, oppure alternare commedia e dramma per cogliere la forbice interpretativa. In ogni caso, questi dieci titoli restituiscono un attore completo, capace di attraversare generi e stagioni del cinema italiano senza perdere fuoco.

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