Mer. Apr 1st, 2026

Il videogioco dadaista di Amiga che avrebbe potuto cambiare l’arte interattiva

Dadaismo e il videogioco dadaista di Amiga che avrebbe potuto cambiare l’arte interattiva
Dadaismo e il videogioco dadaista di Amiga che avrebbe potuto cambiare l’arte interattiva

Un prototipo per Amiga, una galleria virtuale senza regole e un manifesto dimenticato: così l’arte del gioco poteva cambiare negli anni ’90

Nel 1993, un collettivo tedesco chiamato “Spielkörper” presentò un concept visionario: un videogioco ispirato al Dadaismo. Non c’erano livelli, punteggi o finalità. Solo stanze, oggetti senza senso e interazioni illogiche. Il titolo provvisorio era Warum ist das hier drin? (“Perché questo è qui dentro?”), frase tratta da un collage di Hannah Höch.

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L’interattività come assurdo

I giocatori si muovevano in ambienti costruiti con fotomontaggi digitali, registrazioni vocali alterate e testi nonsense. Ogni scelta portava a un ambiente ancora più incoerente. L’obiettivo? Non capire. Solo esperire. Come nei ready-made duchampiani, lo scopo del gioco era destabilizzare ogni logica.

L’oblio di un file

Il prototipo fu realizzato per Amiga 1200 e mostrato in una sola occasione a una fiera underground a Lipsia. Poi sparì. Oggi esiste una sola copia leggibile del dischetto originale, conservata in una collezione privata. Gli sviluppatori non tentarono mai una pubblicazione.

Arte e glitch

Quel videogioco non fu solo sperimentazione visiva. Era una dichiarazione su cosa potesse essere il medium interattivo: non evasione, ma linguaggio. Non controllo, ma caos. Un’arte effimera, giocabile ma non riproducibile. Forse ancora più dadaista di quanto fosse previsto.

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