Il furto del 1969 all’Oratorio di San Lorenzo scoprì la fragilità del nostro patrimonio: da allora la tela perduta alimenta indagini, repliche tecnologiche e un silenzio che pesa come piombo
Nella notte fra il 17 e il 18 ottobre 1969 la “Natività con i Santi Francesco e Lorenzo” sparì in meno di dieci minuti. Il sacrestano dell’Oratorio di San Lorenzo di Palermo trovò la cornice vuota e un vetro infranto. Caravaggio aveva dipinto la scena durante la sua fuga in Sicilia: la luce radente incide i panneggi, i volti emergono dal buio con una verità scomoda perfino per i devoti.
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Il racconto dei pentiti
Negli anni Ottanta le confessioni di alcuni collaboratori di giustizia puntarono dritto alla mafia. La tela, arrotolata e privata del telaio, sarebbe stata mostrata come status symbol in ville di campagna, poi ceduta all’estero in cambio di armi. Alcuni parlano di danni irreparabili, altri di un taglio che avrebbe separato le figure per renderle più facili da piazzare sul mercato clandestino.
La replica di luce
Nel 2015 un’équipe di fotografi, storici e restauratori ricostruì l’opera tramite diapositive d’archivio e mapping cromatico. La riproduzione ad altissima definizione restituisce i contrasti drammatici e occupa di nuovo l’altare, ma il vuoto resta percepibile. Nessuna tecnologia colma davvero la distanza fra materia e simulacro.
Memoria e assenza
Visitare l’Oratorio di San Lorenzo significa oggi confrontarsi con un’assenza diventata protagonista. Gli stucchi candidi di Giacomo Serpotta avvolgono la copia come un abbraccio tardivo, mentre le guide ricordano che l’originale potrebbe trovarsi ancora a poche decine di chilometri, murato in una cassaforte sotterranea. Finché il mistero non si scioglierà, la Natività continuerà a brillare proprio perché sottratta allo sguardo.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

