Al Teatro India di Roma, sino al 30 novembre 2025, va in scena “Mi manca Van Gogh”, monologo scritto e interpretato da Francesca Astrei, produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale

La creatività emergente di Francesca Astrei, formatasi nel vivaio del Teatro di Roma, arriva sulle tavole del Teatro India con “Mi manca Van Gogh”, in scena dal 20 al 30 novembre 2025. Il monologo è ambientato in un museo: una guida turistica commenta un quadro di Van Gogh e, a partire da questa descrizione, il discorso si apre, si incrina e si trasforma in un flusso di coscienza. Da semplice spiegazione per il pubblico, la parola diventa un movimento interiore che collega l’esistenza del pittore alla storia di Michela, amica d’infanzia della narratrice, segnata da un grave episodio di violenza digitale.
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Van Gogh e Michela: due vite segnate dal giudizio
Il cuore del lavoro sta nel parallelismo tra Van Gogh e Michela. Due biografie lontane nel tempo e nello spazio, apparentemente inconciliabili, ma accomunate da uno stesso meccanismo di esclusione. Entrambi vengono percepiti come “pazzi” da una società che liquida la loro fragilità con un’etichetta, senza interrogarsi sulla propria parte di responsabilità.
Il monologo mostra come il giudizio esterno si tramuti in condanna: un processo lento, accumulato nel tempo, che spinge verso una forma di morte – reale o simbolica – e verso quello che Astrei definisce una sorta di suicidio emotivo, prodotto da un contesto famelico di odio e violenza.
La storia di Michela e la ferita del revenge porn
La vicenda di Michela si ispira a un fatto realmente accaduto in Italia nel 2017, legato al revenge porn. Il termine indica la diffusione non consensuale di immagini o video sessualmente espliciti, spesso condivisi in origine in un contesto intimo e poi rilanciati in rete senza permesso. Il fenomeno ha conseguenze emotive profonde: vergogna, ansia, depressione, isolamento sociale, fino ai casi estremi di autolesionismo e suicidio.
Lo spettacolo ricorda come il revenge porn coinvolga anche minorenni e non possa essere relegato a un semplice “scandalo” mediatico. Pur esistendo, dal 2019, una normativa specifica a tutela delle vittime, la drammaturgia evidenzia quanto il tema resti sottovalutato, sia nella percezione dei cittadini sia nell’azione delle istituzioni. La paura di una ulteriore diffusione del materiale intimo, e di un raddoppio del giudizio sociale attraverso il procedimento giudiziario, porta molte donne a non denunciare.
Legge, responsabilità e limiti della tutela
Nel testo emerge con chiarezza un nodo politico e culturale: l’introduzione della legge contro il revenge porn rappresenta un passaggio importante, ma non risolutivo. Astrei insiste sulla distanza tra la norma e un reale cambiamento di sguardo. Le statistiche, ricordate nel monologo, rivelano come la maggior parte delle vittime non arrivi allo sportello delle denunce, bloccata dal timore di nuovi traumi e dall’assenza di un riconoscimento pieno della violenza subita.
Lo spettacolo si colloca così in un terreno di denuncia: non soltanto racconto individuale, ma interrogazione collettiva su ciò che la società considera degno di ascolto, di cura e di protezione.
Il lutto, la colpa e il vuoto di chi resta
Attraverso la voce della narratrice, “Mi manca Van Gogh” affronta il tema del lutto non elaborato e della colpa. La protagonista si interroga continuamente sulla “cosa giusta da fare al momento giusto”, su ciò che avrebbe potuto o dovuto dire, sul limite tra sostegno possibile e impotenza.
Il monologo scandaglia la nostalgia di chi resta, i tentativi – consapevoli o meno – di tenere in vita la persona scomparsa attraverso i gesti quotidiani, gli oggetti, i ricordi. Il dolore non viene spettacolarizzato, ma osservato nella sua persistenza: resta nei vuoti, nelle mancanze, nelle frasi mai dette. Il risultato è un teatro che non offre consolazioni facili, ma prova a dare forma a una sofferenza spesso lasciata ai margini del discorso pubblico.
Un teatro socialmente necessario
“Mi manca Van Gogh” si propone come spettacolo socialmente necessario, che usa la scena per costruire un ponte tra passato e presente. Il legame con Van Gogh non è una semplice citazione colta: la figura del pittore, con la sua storia di isolamento e fraintendimento, diventa un controcanto alla vicenda contemporanea di Michela. La scena museale, il quadro, la guida turistica e il pubblico che ascolta costituiscono un dispositivo teatrale che interroga lo spettatore sul proprio sguardo. Di fronte al dolore degli altri, il confine tra osservatore neutrale e parte in causa si fa sottile.
Il percorso di Francesca Astrei
Nata a Roma nel 1995, diplomata nel 2018 all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”, Francesca Astrei porta nel monologo il bagaglio di un percorso già articolato tra teatro di ricerca, prosa contemporanea e progetti educativi. Il debutto è con Paolo Rossi ne “Il Re Anarchico e i Fuorilegge di Versailles”; seguono la collaborazione con Armando Punzo e la Compagnia della Fortezza per “Naturae – La Valle dell’Innocenza” e la partecipazione al Napoli Teatro Festival con “Vaudeville! Atti unici da Eugène Labiche” diretto da Roberto Rustioni.
L’attrice lavora poi al Teatro Argentina, in progetti legati a Kafka e Müller, e prende parte a “Et cetera Et cetera” di Mariana Ferreira, all’interno dell’Ecole des Maitres. Dal 2021 collabora con il Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli, che unisce attori professionisti e ragazzi con disabilità, partecipando a spettacoli per l’infanzia ospitati stabilmente nel cartellone del Teatro di Roma.
Con “Il Cavaliere inesistente” di Calvino, per la regia di Tommaso Capodanno, è in scena al Teatro India e ottiene la candidatura come Miglior Attrice Emergente al Premio Le Maschere del Teatro 2024. Nel 2024 prende parte a “Relazioni pericolose”, regia di Giuseppe Argirò, e a “DejaVu” di Alessandro Businaro. “Mi manca Van Gogh”, nato nel 2022 al teatro Fortezza Est di Roma, vince il FringeMI 2023 di Milano e approda anche al Teatro Elfo Puccini, proseguendo una circuitazione che conferma l’interesse per la sua scrittura scenica.
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Entra nel mondo dello spettacolo giovanissimo alternandosi nel ruolo di ballerino tra teatro cinema e tv. A 23 anni consegue la laurea al DAMS presso l’università Roma 3 ed inizia un percorso lavorativo nel settore televisivo avvicendandosi tra emittenti private minori (Tv Gold) e le principali reti nazionali (Rai e Mediaset) sviluppando esperienze a 360 gradi sia dietro le quinte che sul palco.

