Nel 2016, una tavoletta raffigurante San Sebastiano venne portata a una galleria di aste parigina. Appariva modesta, consumata…

Nel 2016, una tavoletta raffigurante San Sebastiano venne portata a una galleria di aste parigina. Appariva modesta, consumata. Ma sul retro, due piccoli schizzi cambiarono tutto. Una croce inclinata, una testa femminile, tracciate a inchiostro bruno: la mano sembrava quella di Leonardo da Vinci.
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Un’identità da ricostruire
Il disegno del Santo è incerto nei volumi, ma vivo nella tensione muscolare. Il busto ruota in modo instabile, le gambe affondano in un terreno appena accennato. Alcuni esperti notarono che la postura ricorda studi noti di Leonardo sull’anatomia del corpo in torsione.
Dietro la tavola, un codice in miniatura
Le due figure tracciate a penna ricordano appunti presenti nel Codice Atlantico. Il tratto è rapido, essenziale. Non una firma, ma un’impronta. Le analisi stilistiche e la composizione dei pigmenti collocano la tavola tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento. Elementi compatibili con un’opera sperimentale o uno studio autonomo del maestro.
Un’opera aperta
Il disegno di San Sebastiano è incompleto. Forse Leonardo non lo terminò mai, o forse lo considerò un esperimento da non proseguire. La sua forza sta proprio lì: nel momento interrotto, nella potenza trattenuta. L’arte come domanda, non come risposta.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

