Cinquant’anni dopo la storica Biennale Arte del 1976, la Biennale di Venezia ripropone in forma aggiornata il corpus fotografico di Man Ray…
La Biennale di Venezia ha inaugurato il 6 febbraio a Ca’ Giustinian la mostra Man Ray, l’immagine ritrovata, un progetto espositivo che riporta in luce il corpus di fotografie che l’artista donò all’istituzione in occasione della Biennale Arte del 1976. L’esposizione si presenta come una rilettura del percorso fotografico di Man Ray attraverso le opere, i materiali e la documentazione conservati nell’Archivio Storico della Biennale.
La scelta di riproporre questo corpus non è legata a un semplice recupero archivistico: le centosessanta immagini esposte coprono un arco cronologico che va dagli esordi del 1917 fino agli anni Settanta, offrendo uno sguardo d’insieme sulla pratica fotografica dell’artista e sul ruolo della fotografia stessa come mezzo di ricerca visiva.
Allestimento e contenuti
L’allestimento occupa il Portego di Ca’ Giustinian, sede storica della Biennale di Venezia, collocando le fotografie originali in un contesto che favorisce la lettura critica e storica delle opere. Oltre agli scatti, il percorso espositivo include documenti, appunti e materiali di lavoro che contribuiscono a restituire il processo creativo di Man Ray, figura di rilievo nei movimenti dadaista e surrealista.
Questa mostra non è una retrospettiva tradizionale: la selezione delle opere e dei materiali cerca piuttosto di evidenziare i legami tra produzione fotografica e pratiche concettuali che hanno caratterizzato la carriera dell’artista.
Il catalogo anastatico e il workshop
Parallelamente all’esposizione, è previsto un workshop dedicato alla presentazione di una riproduzione anastatica del catalogo storico pubblicato all’indomani della Biennale del 1976. Questa nuova edizione del catalogo include testi aggiornati, apparati critici e materiali iconografici ampliati, con l’obiettivo di offrire uno strumento di approfondimento per studiosi, studenti e ricercatori.
La pubblicazione rivista non sostituisce il materiale originale, ma lo contesta e lo integra, proponendo una lettura contemporanea delle opere e delle scelte curatoriali che ne hanno consentito la prima esposizione internazionale.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

