Sab. Set 19th, 2026

Frida Kahlo e Marilyn Monroe a Lucca: la mostra “Vite parallele” a Palazzo Guinigi

Frida Kahlo e Marilyn Monroe a Lucca: la mostra “Vite parallele” a Palazzo Guinigi
Frida Kahlo e Marilyn Monroe a Lucca: la mostra “Vite parallele” a Palazzo Guinigi

Dal 26 febbraio al 2 giugno Palazzo Guinigi ospita “Frida e Marilyn – Vite parallele”, un confronto tra due icone del Novecento. In mostra oltre 100 fotografie e opere d’arte: un percorso che mette in relazione immagine pubblica e vita privata, relazioni e lavoro, fragilità e disciplina

La mostra “Frida e Marilyn – Vite parallele”, a Lucca, sceglie un taglio comparativo: non cerca equivalenze facili tra Frida Kahlo e Marilyn Monroe, ma ne accosta traiettorie e contraddizioni. Il percorso parte dall’infanzia e segue la costruzione di identità pubbliche sempre più ingombranti, fino a mostrare come il mito, in entrambe, finisca per riscrivere la biografia. L’idea di “vite parallele” funziona quando resta aderente a ciò che le immagini fanno vedere: posture, sguardi, assenze, e soprattutto la distanza tra ciò che viene offerto al pubblico e ciò che rimane fuori campo.

La fotografia come terreno comune

Il nodo centrale è la fotografia, trattata non come corredo ma come struttura narrativa. Le immagini presentate attraversano registri diversi: il ritratto, la scena, la posa studiata, lo scatto che coglie un momento meno controllato. È qui che entra la figura di Nickolas Muray, punto di contatto esplicito tra le due storie: legato a Kahlo da una relazione lunga e a Monroe da un rapporto rimasto riservato fino alla sua morte. Il suo ruolo non è ridotto a curiosità biografica: diventa una cerniera per leggere come il desiderio, l’intimità e la gestione dell’immagine possano convivere nello stesso archivio visivo.

Autori e sguardi: dal documento al ritratto costruito

Accanto a Muray compaiono fotografie firmate da Guillermo Kahlo, Imogen Cunningham, Lucienne Bloch, Sam Shaw ed Ed Feingersh. La compresenza di questi nomi sposta la lettura dal “chi” al “come”: ogni autore porta un modo diverso di costruire il volto pubblico e di sfiorare quello privato. Ne risulta un’alternanza di immagini che accentuano il mito e immagini che lo incrinano, mostrando quanto la rappresentazione sia, spesso, una forma di lavoro.

Intorno alle protagoniste: relazioni, pressione, reputazione

Il percorso richiama anche il contesto umano e affettivo che ha accompagnato le due figure. Per Kahlo emerge il rapporto con Diego Rivera, presenza che attraversa vita e produzione artistica, e che diventa parte del modo in cui la pittrice viene letta e interpretata nel tempo. Per Monroe, i legami con Joe DiMaggio, Arthur Miller e John Fitzgerald Kennedy sono indicati come elementi che incidono sulla percezione pubblica: non come digressioni, ma come parte del meccanismo che trasforma una persona in simbolo, e poi in superficie su cui si proiettano aspettative e giudizi.

Marilyn sul set: la fabbrica dell’immagine

Una sezione si concentra sulle foto di scena, dove la “star” è un ruolo che si costruisce davanti e dietro la macchina da presa. Le immagini ritraggono Monroe accanto a interpreti come Laurence Olivier, Jack Lemmon, Tony Curtis, Groucho Marx e Cary Grant. Il punto non è la celebrità dei nomi, ma la cornice industriale: la fotografia registra la relazione tra corpo, ruolo, regia e aspettativa del pubblico, mostrando come la “naturalità” dell’icona sia spesso il risultato di una costruzione accurata.

Le riletture contemporanee: Frida e Marilyn come materia culturale

Accanto alle fotografie, la mostra include opere di artisti contemporanei che hanno lavorato sulle due figure come immagini persistenti, continuamente rielaborate. In questo quadro entrano Mimmo Rotella, Marco Lodola, Marco Nereo Rotelli, Zhang Hongmei, Xu De Qi e Omar Ronda. Le opere non “spiegano” Kahlo e Monroe: piuttosto mostrano quanto siano diventate segni, riproducibili e riconoscibili, capaci di attraversare linguaggi e generazioni.

Un oggetto-simbolo e l’impianto organizzativo

Tra gli elementi presentati come richiamo figura un biglietto augurale pop-up descritto come il più grande del mondo, alto quasi tre metri, dedicato a Kahlo e realizzato nel 2024 da Furio Ceciliato di Origamo in occasione del settantesimo anniversario della morte dell’artista, con finalità di sostegno alla Christina Noble Children’s Foundation. La mostra è organizzata da Blu&Blu Network in collaborazione con Art Book Web ed è inserita nel programma 2026 di ViviLucca. Il risultato è un progetto che usa due figure universalmente note per affrontare un tema semplice e non risolto: cosa resta della persona quando l’immagine diventa destino.

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