Al MAN di Nuoro apre “Pellizza e Ballero. La divina Luce”, una mostra che indaga il legame artistico tra Giuseppe Pellizza da Volpedo e Antonio Ballero. Un percorso costruito intorno a una trentina di opere, tra paesaggio, ricerca sul colore e tensione civile, per rileggere un dialogo poco frequentato nella storia della pittura italiana
Il MAN di Nuoro dedica una nuova mostra al confronto tra Giuseppe Pellizza da Volpedo e Antonio Ballero. Il progetto, intitolato Pellizza e Ballero. La divina Luce, sarà visitabile dal 13 marzo al 14 giugno e mette al centro il legame artistico tra due autori diversi per provenienza e formazione, ma accomunati da una riflessione sulla luce e sull’evoluzione del linguaggio pittorico.
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Il lascito di Pellizza e la traiettoria di Ballero
In esposizione ci sono circa trenta opere, pensate per restituire il lascito ideale che Pellizza affida, sul piano culturale e visivo, a Ballero. Il punto di interesse della mostra è proprio questo passaggio: da una pittura ancora segnata da istanze realistiche a una ricerca più attenta alla scomposizione del colore, alla resa atmosferica e alla trasformazione del paesaggio in esperienza percettiva.
Un dialogo documentato anche dal carteggio
A sostenere questa lettura non c’è soltanto il confronto tra le opere, ma anche un carteggio che risale agli anni compresi tra il 1904 e il 1907. Da queste lettere emerge la stima che Pellizza nutriva nei confronti di Ballero, elemento che rafforza l’idea di una relazione artistica concreta e non soltanto ipotizzata a posteriori dalla critica.
Tre sezioni per seguire l’evoluzione della pittura
Il percorso espositivo è articolato in tre sezioni tematiche. La prima segue la fase che precede il pieno approdo al divisionismo, mettendo in relazione opere come Mele e uva di Pellizza e Paesaggio con alberi di Ballero. La seconda si concentra sul paesaggio, terreno decisivo per entrambi, tra i monti attorno a Nuoro e i luoghi d’origine del pittore piemontese. La terza, infine, sposta l’attenzione sul rapporto tra arte e impegno sociale.
Paesaggio, colore e pittura civile
La mostra insiste su un punto preciso: la luce non viene trattata soltanto come effetto visivo, ma come chiave per leggere una trasformazione più ampia della pittura. Da un lato c’è la tensione analitica di Pellizza, dall’altro la capacità di Ballero di tradurre quella lezione entro un immaginario radicato nella Sardegna, nei suoi paesaggi e nei suoi riti. Ne emerge un confronto che tiene insieme ricerca formale e attenzione al dato umano.
Dal Quarto Stato ai riti della Sardegna
Nella parte conclusiva del percorso il discorso si allarga alla dimensione civile dell’arte. Il riferimento a Pellizza passa anche attraverso l’evocazione del Quarto Stato, richiamato con materiali fotografici e un filmato dedicato alla storia dell’opera. Per Ballero, invece, il nucleo finale comprende un trittico composto da La processione notturna del giovedì santo, Preghiera per i morti in guerra e I rapsodi ciechi, lavori che riportano in primo piano i riti, il dolore e la memoria collettiva della sua terra.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

