Gio. Mag 21st, 2026

Manar: Ingrid Seall porta il sottobosco equatoriale alla Biennale di Venezia

Manar: Ingrid Seall porta il sottobosco equatoriale alla Biennale di Venezia
Manar: Ingrid Seall porta il sottobosco equatoriale alla Biennale di Venezia

Dalla più grande riserva d’acqua dolce del mondo alla foresta equatoriale, l’artista paraguayana Ingrid Seall costruisce un ponte tra continenti e culture, con un’opera verticale che intreccia materiali naturali e simbolismo ancestrale

Sino al 22 novembre 2026, a Palazzo Donà dalle Rose, l’artista paraguayana Ingrid Seall presenta Manar nella sua prima apparizione ufficiale all’interno della Biennale di Venezia. L’opera nasce dal cuore della terra per proiettarsi verso l’alto, riflettendo sul patrimonio naturale e simbolico condiviso dall’umanità. Manar – termine che significa abbondare, sgorgare, fluire – trasforma scarti e residui organici in materia viva, creando un movimento verticale che connette l’essere umano alla propria dimensione ancestrale.

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Il sottobosco come ecosistema artistico

All’interno del percorso espositivo The Forest: The Undergrowth, l’opera di Seall si inserisce in un contesto di foresta simbolica. Il sottobosco diventa luogo dell’inconscio, spazio di relazione tra visibile e invisibile, dove le opere del padiglione convivono come elementi di un ecosistema artistico, riflettendo sul legame tra cultura, memoria e ambiente.

Il percorso, curato dal Prof. Joan Abelló sotto la direzione del Commissario Prof. Paulo Speller, include un comitato composto da Anna Balzani, Arch. Vito Corte, Chiara Modìca Donà dalle Rose, Prof. Andrea Guastalla, Massimo Scaringella, Anna Solano Lopez e Carlota Muiños.

La prima volta della Guinea Equatoriale alla Biennale

Il titolo del padiglione si riferisce al bosco e al suo sottobosco, ispirandosi al tema della 61ª Biennale, “In Minor Keys”. Il sottobosco misterioso simboleggia l’inconscio e il dialogo tra visibile e invisibile. Tra le opere presenti: sculture in legno di Modest Gené e Fernando Nguema, figure umane in terracotta di Martin Escherman, alberi di Mfochive Oumarou, trecce cosmiche in marmo di Florin Codre, e alberi in carta pesta di Ingrid Seall.

Il padiglione esplora la connessione tra uomo e natura, tra corpo e cosmo, attraverso un’ampia varietà di linguaggi e materiali.

Il percorso artistico di Ingrid Seall

Nata ad Asunción (Paraguay) nel 1975, discendente da immigrati tedeschi e spagnoli, Seall lavora con bronzo, ceramica, ferro, cartapesta, argilla, cera d’api e fibra di vetro. Inizialmente guidata dai maestri Patricia Ayala, Hermann Guggiari e Gustavo Beckelmann, unisce scultura e danza, esplorando la trasmutazione delle figure umane e la ricerca di nuovi materiali.

La sua formazione avviene presso l’Istituto Superiore di Arti dell’Università Nazionale di Asunción. Parallelamente alla carriera espositiva, realizza opere per commissioni pubbliche e private e progetta scenografie per teatro e danza. È docente di Arti Visive presso la Goethe Schule School di Asunción.

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