La piazza centrale del comune salernitano accoglie un progetto di arte pubblica dedicato alla tradizione della lana e alla figura delle filatrici. Una scultura monumentale, un murales e un’esperienza digitale in realtà aumentata trasformano la memoria pastorale in un racconto contemporaneo
Dal 1° giugno 2026 la piazza centrale di San Cipriano Picentino, in provincia di Salerno, ospita Filare il Tempo, progetto di arte pubblica firmato da Silvia Scaringella e dedicato alla memoria tessile del territorio. L’intervento nasce per restituire spazio e visibilità a una tradizione legata alla lana, alla pastorizia e alla figura della filatrice, presenza storicamente associata al lavoro femminile, alla trasmissione dei saperi e alla continuità tra generazioni.
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Il fuso come segno permanente
Al centro del progetto c’è una scultura monumentale: un fuso di due metri, realizzato in marmo di Carrara recuperato. L’opera riprende uno degli strumenti più riconoscibili della filatura e lo trasforma in un segno stabile nello spazio pubblico. Sulla superficie del marmo compaiono farfalle leggere, elemento simbolico legato alla trasformazione e alla metamorfosi. Attorno al fuso si sviluppano fili bianchi, richiamo diretto alla lana e al gesto del filare. La scultura costruisce così un doppio registro: da una parte la continuità della memoria, dall’altra il cambiamento.
Memoria femminile e tradizione pastorale
La filatura è stata per secoli un’attività domestica, silenziosa e centrale nell’economia delle comunità. Prima ancora di essere un mestiere, ha rappresentato un gesto fondativo: trasformare una materia grezza in filo, rendendo possibile il tessuto, il vestito, la protezione e lo scambio. In Filare il Tempo questa memoria viene riletta attraverso un linguaggio contemporaneo. Il progetto collega la tradizione pastorale di San Cipriano Picentino a una dimensione più ampia, in cui il filo diventa immagine di durata, cura e trasmissione culturale.
Realtà aumentata e linguaggi digitali
L’intervento non si limita alla scultura. Accanto all’opera fisica, Filare il Tempo prevede anche un’esperienza in realtà aumentata, attivabile tramite un QR code presente sulla targa. Attraverso lo smartphone, il pubblico può interagire con pecorelle digitali disseminate nello spazio della piazza, all’interno di un gioco partecipativo ispirato ai videogame arcade degli anni Ottanta. La componente digitale introduce un ulteriore livello narrativo e rende il racconto accessibile anche alle nuove generazioni.
Scultura, murales e partecipazione
Il progetto assume una forma multilivello: scultura, murales e digitale concorrono a costruire un intervento pensato per lo spazio pubblico e per la comunità. La piazza diventa così un luogo di racconto, in cui la memoria locale non viene trattata come semplice repertorio del passato, ma come materia viva. La scelta di integrare arte pubblica e realtà aumentata colloca Filare il Tempo in una linea di interventi urbani che usano i linguaggi contemporanei per riattivare identità, appartenenza e partecipazione.
Le parole dei protagonisti
“Con Filare il Tempo vogliamo restituire al luogo un segno di bellezza, memoria e identità”, dichiara Sonia Alfano, sindaca di San Cipriano Picentino. L’opera, spiega, richiama “la tradizione della lana e la figura della filatrice, simbolo di un sapere antico tramandato soprattutto dalle donne”.
Per Paolo Talamo, CEO di Immerso, il progetto nasce dalla volontà di tenere insieme “memoria locale, arte pubblica e partecipazione”. L’opera di Silvia Scaringella, sottolinea, traduce il tema in una forma essenziale, dove marmo, filo e farfalle raccontano ciò che resta, ciò che si trasmette e ciò che continua a cambiare.
Il filo come immagine del tempo
Il titolo Filare il Tempo rimanda anche alla dimensione simbolica del filo, presente in molte tradizioni culturali. Nel mondo classico il gesto del filare richiama le Moire, divinità legate al destino umano: Cloto fila il filo della vita, Lachesi ne misura la lunghezza, Atropo lo recide. In questa prospettiva, la scultura di Silvia Scaringella può essere letta come una riflessione sulla durata. Il tempo non appare come un elemento astratto, ma come materia da costruire, intrecciare e trasformare. Nel cuore di San Cipriano Picentino, il gesto antico della filatura diventa così un dispositivo contemporaneo di memoria collettiva.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

