Roberto Di Costanzo: la ricerca della bellezza è il “mio bisogno primario”

Non ha neanche 30 anni ma ha già le idee chiare su quello che vuole. Da sé stesso, dalla vita, dal suo talento. Roberto Di Costanzo è un artista romano, classe 1985, formato nella produzione artistica da Pietro Rocchi. Dal 2002 espone presso la  “Forum Interart”, poi prosegue inseguendo compagnie teatrali itineranti, approfondendo l’interesse per il teatro, il trucco scenico ed il costume. Nel 2004 l’Accademia di Belle Arti di Roma, dipartimento di scenografia, affinando la  passione per il cinema ed il teatro con quella dell’ illustrazione. Diploma di costumista arredatore presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma sotto la direzione di Piero Tosi. Collabora con diverse case editrici come illustratore di narrativa e poesia. E tanto altro ancora.

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L’aggettivo “eclettico” con lui rende poco. L’arte per lui è bellezza e, lo si legge nei suoi occhi, sa come riconoscerla e come “metterla a nudo”. In occasione della presentazione romana della sua ultima fatica artistica, le illustrazioni grafiche del libro “Nina et Paris” di Paolina Sturni, mi sono (o mi ha) concesso una chiacchierata con il giovane disegnatore, sull’Arte, sulle passioni, sull’emozione che porta alla creazione. E su quell’amore viscerale che porta un giovane a mettere tutto il resto in secondo piano, per inseguire il proprio sogno. Quello di trovare la “bellezza”. Perché Roberto disegna “per un bisogno primario. Tutto qui”.

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Oggi Parigi, prima Roma: raccontami gli ultimi progetti che ti vedono protagonista.

ROMA- EDITIONS NOMADES 2012 è un tributo visionario alla mia città, che ho raccontato con gli occhi dei bambini. Da Ponte Sant’Angelo iniziano a volare su dei ballons rouges su Roma, offrendo al lettore la visione della fanciullezza sulle cose. Quel bambino sono io. Il libro è uscito in Francia e da subito ho avuto l’invito da parte di Pierre Cardin per esporre nella sua Fondazione a Parigi. Dopo il successo di Roma abbiamo pensato a Parigi, che con l’ autrice Paolina Sturni, è diventato un nuovo viaggio visionario. Stavolta il punto di vista è la piccola Nina, una bulldog francese che in una giornata scopre la” ville” ed il suo splendore.

Arte a Roma, sembrerebbe un connubio facile. Cosa ne pensi?

Roma è una città molto difficile, sia per esporre sia per il gusto delle persone. Il disegno contemporaneo ha poco spazio e forse il senso critico comune non è raffinato a tal proposito. Si preferisce la fotografia o la pittura minimale. Ma come in tutte le cose più si fa conoscere qualcosa verso cui si crede e più le persone si educano al nuovo ed al bello. Basta portare con dolcezza e convinzione le persone per mano. Basti pensare che a Parigi al Salon Du Dessin la maggior parte dei disegnatori che vengono esposti e venduti sono italiani.

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Da cosa nasce tuo bisogno di appoggiare la matita (o la china) sul foglio bianco?

Il foglio è la possibilità di raccontare quello che del mondo mi ha conquistato in questi 28 anni. Il foglio è la matrice di un’intuizione più profonda che trova legami non solo nella pioggia di linee che articolo per formare corpi, ma nella parola. Sono passaggi sinestetici a cui aderisco giornalmente disegnando visioni e forme con disciplina monacale.

Quando hai iniziato a disegnare?

Ho iniziato a disegnare da quando ho aperto gli occhi al mondo. E’ stato naturale l’approccio ai colori, alle forme, al bello.

E quali sono i tuoi soggetti preferiti?

Non esistono soggetti preferiti. Trovo necessità di espressione sia nei carnet de voyage in cui racconto il presente, l’uomo davanti lo splendore del paesaggio ed il paesaggio reso vivo dall’uomo stesso . L’ architettura si lega alla ritrattistica nella sintesi dell’ uomo contemporaneo e del suo abitare. Il corpo che amo ritrarre in un tutte le sue espressioni è senza dubbio architettura per principio. Amo il corpo perché in esso rintraccio la sintesi della bellezza del Creato.

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Cosa ti ispira di più? Una sinfonia, una luce, il silenzio. O magari una tisana…

Mi ispira il rapporto con l’essere umano. L’interazione amicale e sentimentale. Amo scoprire le dinamiche umane nella propria difficoltà, malinconia, fragilità. Mi ispira l’amore più di tutto. In esso trovo infiniti spunti.

Spesso i tuoi soggetti sono nudi. Non c’è mai dell’imbarazzo da parte di chi viene ritratto o da parte tua?

C’è più nudità nello sguardo dei ritratti. Il corpo è un grande mistero sulla bellezza. Nel nudo il mistero non si svela ma si lascia godere appieno. Spesso mi autoritraggo per comprendere le forme e goderne. Chi posa per me di solito è più imbarazzato dal mio sguardo che dalla propria nudità.

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Qual è il tuo sogno professionale?

Il mio sogno è poter continuare ad esprimermi, sempre con una componente eclettica. Amo le sfide ed amo sfidarmi in vari campi. Mi divertono le interazioni tra artisti, moda, design, editoria.

A chi vuoi dedicare la tua arte?

A chi vorrà emozionarsi con i miei tratti, a chi vorrà suggestionarsi. Io disegno per un bisogno primario. Tutto qui.

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