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“47. L’oscurità del Golem” di Emanuele Bissattini: la recensione

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Questo secondo capitolo della trilogia noir vede il sicario di Primavalle impegnato in una corsa contro il tempo

“47. L’oscurità del Golem” è il secondo libro che Emanuele Bissattini dedica ad Ettore detto il Gatto, il killer con la passione per le moto che vive a Roma e ne abita la periferia come fosse una seconda pelle, qualcosa più di un’anima.

Emanuele Bissattini
Emanuele Bissattini

La trama del nuovo libro di 
Emanuele Bissattini

Uscito per i tipi di Round Robin editore, questo secondo capitolo della trilogia noir che ha suscitato l’interesse del panorama internazionale di crime story, vede il sicario di Primavalle impegnato in una corsa contro il tempo, costretto a fronteggiare un nemico inatteso e molto più simile a se stesso di quanto possa immaginare.

Tiberio detto Golem è un killer anche lui, ma soprattutto è un uomo travolto e trasformato dal dolore, un odio insensato che è assenza e solitudine, una mancanza di prospettiva che lo rende compagno della pazzia. Al soldo di Spartaco, il boss dell’eroina di Roma Sud che vuole regolare i conti con Ettore una volta per tutte, Golem nato orfano e assuefatto alla vendetta sarà un degno e spietato avversario.

In questo nuovo episodio, Bissattini continua con la ricostruzione meticolosa e ruvida del contesto criminale della città. Tra impresari senza scrupoli e incontri clandestini di dirty boxe, tornano i personaggi che abbiamo imparato a conoscere nel primo libro: Lucilla e Teresa, le due donne del Gatto, una in pericolo e l’altra disposta al sacrificio. E torna Sigmund, il Tedesco, complice fedele e amico leale, compagno di vita che istruirà il Gatto in una nuova tappa lungo la strada dell’odio.

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La locandina

Il nostro commento

Torna quindi il ritmo serrato, la scrittura per immagini, la narrazione in soggettiva, lo slang urbano già sperimentati con successo in “Glock 17”, ma l’impianto narrativo in “47” è ancora più affilato che nel primo episodio tanto da rimandare al linguaggio visivo di un videoclip di musica rap: scena romana e stile “vecchia scuola”. Citazioni e straniamento, come le montagne russe a cui si trova appeso il lettore nella parte iniziale del libro, quando la resa su carta degli effetti dell’assunzione di eroina, rimanda al malessere di “Paura e delirio a Las Vegas” e allo scabroso voyeurismo di “Strange Days”.

La caratterizzazione dei personaggi è pregevole. In quelli principali prosegue correttamente il processo di stratificazione di conoscenze e accumulo di particolari iniziato nel primo libro e che dovrà avere compimento nell’ultimo romanzo della serie. Ma è il personaggio di Golem, a cui “47” è dedicato, che testimonia – di la da una trama che rispetta e rispecchia compiutamente prerogative e canoni della narrativa di genere – il processo di crescita e maturazione dello scrittore Bissattini.

Bissattini, attraverso Golem, continua a porsi domande e prendere decisioni. In Golem c’è soprattutto un’identità sdoppiata perseguitata da una scelta, quella di un uomo che sembra trovare al contempo una unità ed il suo doppio davanti ad uno specchio. E la scelta è vivere o morire, essere libero o perdersi per sempre nell’oscurità, sua ultima compagna di viaggio. Per sapere come andrà a finire, aspettiamo con fiducia l’ultimo capitolo della trilogia che avrà luce nel prossimo anno. 

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