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School of Rock al Sistina: la recensione

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Lo spettacolo, firmato Massimo Romeo Piparo, con protagonista Lillo, andrà in scena al Teatro Sistina di Roma sino al 24 marzo

School of Rock, tradotto per la prima volta dalla lingua madre, è il nuovo spettacolo firmato Massimo Romeo Piparo, noto per aver rimesso in moto il tempio del teatro musicale a Roma grazie a svariati successi, tra cui Jesus Christ Superstar, noto musical di Webber. E sarà in scena al Teatro Sistina sino al 24 marzo.

School of Rock al Teatro Sistina
School of Rock al Teatro Sistina

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La trama di School of Rock

Dewey Finn, un bravissimo chitarrista rock, è troppo scalmanato e la sua band decide di cacciarlo. Perennemente senza soldi, sempre scansafatiche a meno che non si tratti di suonare, Dewey si spaccia per il supplente di una prestigiosa scuola. Ma, invece di insegnare materie di cui non sa nulla, il chitarrista inizia a tenere lezioni particolari ai suoi studenti, interamente incentrate sulla musica. Con grande sorpresa, scoprirà in loro un innato talento rock… i giovani allievi sotto la sua guida formeranno una band esplosiva, pronta a battersi in un famoso concorso di musica. C’è un problema però: Dewey riuscirà a far gareggiare i suoi ragazzi senza farsi scoprire dalla preside della scuola e dai genitori?

Il nostro commento

La regia (sempre dello stesso Piparo) lascia molto spazio agli interpreti, ma risulta efficace nell’insieme. L’impianto scenico coinvolgente accoglie il pubblico negli ambienti dello spettacolo e porta in calce il nome di Teresa Caruso. School of Rock vede come interprete principale Lillo. Il protagonista si porta dietro una forte eredità riguardante il suo ruolo, basti pensare a Jack Black nel film, o Alex Brightman a Broadway . Il paragone, per gli amanti del genere, è quasi d’obbligo e, sebbene l’impegno non manchi, la caratterizzazione di questo Dewey Finn, eterno Peter Pan, ci sembra troppo leggera, come se lo spirito rock di cui si fa portavoce fosse stato messo da parte.

Lillo si tramuta, in questa versione italiana del musical, in un insegnante un po’ “goffarello”, ma decisamente molto divertente, grazie alle notissime doti comiche egregiamente sfruttate. “Mi sento come Peter Pan atterrato male”! Gli altri interpreti dello show rappresentano il punto alto dello spettacolo e sono vocalmente efficacissimi. Giovani performer che si destreggiano meravigliosamente nei loro ruoli di insegnanti e genitori, riuscendo a delineare quel rapporto di spesso mancato ascolto, che c’è tra i bambini e il mondo degli adulti. Un vero peccato non sentirli cantare di più.

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Le sorprese del cast

Vera Dragone (la preside Mullins) , Matteo Guma (Ned Schneebly ) e Selene Demaria (Patty Di Marco), interpretano in modo esilarante i ruoli affidatigli, mantenendo saldo il percorso del proprio personaggio, accompagnandolo nel viaggio di ritorno, o di andata, verso l’olimpo del rock. Ma è il Teen cast il motore dello spettacolo. Ragazzi che cominciano a muovere i primi passi nel mondo dell’arte partendo da un bel trampolino di lancio come il palco del Sistina. Cantano, ballano e … suonano dal vivo, diretti da Emanuele Friello.

I “piccoli” personaggi da loro interpretati entrano facilmente nelle simpatie del pubblico e sono certamente uno stimolo per chi, della loro età, va a teatro per vederli. Un plauso particolare va fatto ad alcuni , in cui si intravede certamente il mestiere del performer in mano. Davide Fabbri, già presente in Billy Elliot, è uno di questi. Non si lascia sfuggire un momento sul palco ed è estremamente difficile non notarlo. Speriamo di non perderlo di vista e gli auguriamo grandi successi futuri, come a tutto il cast.
Uno spettacolo pieno di energia, portavoce di un messaggio importante. Sostenere i sogni è un punto fondamentale per la crescita dei ragazzi. Ascoltarli e comprenderli, insegnando loro il sostegno reciproco senza tagliarli fuori dalle vite da adulti, mantenendo vivo lo “spirito del rock” che ci ha accompagnati da bambini. Ancora in scena a Roma e poi in tour nei maggiori teatri italiani.

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