Last Updated on 06/05/2020
Babingtons è il salotto buono che dalla fine del XIX sec. allieta e unisce turisti e romani con il rituale sacro del tè.

Le origini di Babingtons
Isabel Cargill e Anna Maria Babington sono le fondatrici dell’attività. Esse sono rispettivamente una discendente del cospiratore Antony Babington, impiccato per volere di Elisabetta I, e la figlia del capitano Cargill, fondatore della città neozelandese di Dunedin.
Le due visitano il Bel Paese per la prima volta nel 1886. Isabel è stata appena abbandonata dal promesso sposo a un passo dal matrimonio. A Roma le due amiche trovano un clima a loro congeniale, rasserenante. E’ il 1893. Per facilitare il successo del locale, la prima sede viene aperta in via dei due Macelli, dove si concentra la comunità anglosassone della Capitale.
Babingtons tea room riscuote un immediato successo: richiama non solo i notabili inglesi, ma anche i capi di stato, i diplomatici e i credenti che in quell’anno affluiscono nell’Urbe per il Giubileo e per le nozze d’argento dei reali Umberto I e Margherita di Savoia.
Un anno dopo la sua apertura, questo luogo di ritrovo si sposta in Piazza di Spagna (dove si trova tuttora), al pianterreno di un palazzo settecentesco attiguo alla scalinata di Trinità dei Monti. Esso diviene subito un importante punto di riferimento per la vita mondana capitolina: «Le signore e i signori, stanchi dopo la visita o occupati per motivi personali nel centro della città potevano, in un ambiente accogliente e gradevole, ristorarsi con una consolante tazza di tè…».
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Tra le due guerre
Con la Grande Guerra e il crack economico del 1929 il salotto conosce un periodo di crisi. Nel 1939 viene a mancare Anna Maria, trasferitasi in Svizzera già da tempo. Rimane a gestire l’attività Isabel, che si sposa nel frattempo con il pittore Giuseppe da Pozzo. Si devono a lui i ritratti delle due ladies tuttora visibili nella prima sala. Defunto anche il marito, la Cargill trova un valido sostegno nella figlia Dorothy e nella sorella Annie. Quest’ultima interviene rinnovando vani, arredi e tappezzerie.
Per tutta la durata del secondo conflitto mondiale Babingtons rimane aperto, nonostante l’impronta anti-inglese del governo mussoliniano. Nel 1944 muore Isabel. La gestione passa dunque a Dorothy.
Dal dopoguerra ad oggi
Nel 1950 Valerio, terzogenito di Dorothy, fa creare una speciale miscela esclusivamente per la tea room in questione, con l’acqua della vicina Barcaccia. Sempre Valerio, inoltre, idea il logo della sala, un gattino nero. Si tratta del celebre Mascherino, il felino coccolato dalle cameriere del locale. Nel corso degli anni vengono poi ampliate le proposte gastronomiche, dolci e salate: dai sandwiches e dal Poppy rice agli scones, adorati dalla Regina Vittoria.
Questo salotto mondano, crocevia di personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura quali Audrey Hepburn, Liza Minelli e Vittorio Gassman, è oggi gestito dalla quarta generazione discendente dalla Cargill.
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Classe 1991, sono laureata in studi storico – artistici e svolgo l’attività di curatrice, art advisor e critica d’arte. Scrivo per l’Atlante dell’Arte contemporanea Giunti editore, all’interno del quale firmo inoltre degli speciali di moda e fotografia. Come membro di redazione di tale pubblicazione, ho tenuto delle lectiones magistrales di autori di arti visive al Metropolitan Museum di New York ed ho fornito il mio supporto per lo stand della suddetta società nell’ambito di Art Basel Miami 2024. Sono nel comitato scientifico di diversi padiglioni alla Biennale di Venezia Arte e dell’Esposizione Triennale di Arti Visive a Roma.





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