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Roma – Gli “scherzi” del Ninfeo degli specchi, 300 anni dopo

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Dopo 300 anni il Ninfeo del giardino segreto dei Farnese rivive grazie ad un’installazione a cura dell’architetto paesaggista Gabriella Strano

Lo “scherzo dei Farnese” torna in funzione. Con il suo ingegnoso gioco d’acqua: tubuli nascosti nel terreno che, attivati di nascosto, zampillavano a sorpresa bagnando il malcapitato passante. Accade al Ninfeo degli Specchi al Palatino, la fontana dei Farnese. Che tornerà a bagnare i visitatori.

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L’idea di Alfonsina Russo e l’intervento di Gabriella Strano

L’idea della rifunzionalizzazione del Ninfeo degli Specchi sul Palatino viene ad Alfonsina Russo, direttore del Parco archeologico del Colosseo. L’idea è stata concepita dall’architetta paesaggista Gabriella Strano. Attribuito a Pirro Ligorio, e caduto in disuso dopo che il giardino fu dismesso dalla famiglia nobile, il Ninfeo viene riscoperto nel 1914 da Giacomo Boni. Originariamente coperto da una cupola per sembrare una grotta, ospitava nelle nicchie tre satiri che tenevano in mano degli specchi ed era riccamente decorato con paste vitree e mosaici, in parte sono visibili a terra. Il Ninfeo era alimentato dall’acqua che cadeva dalla perduta fontana dei platani.

Il Ninfeo fu costruito negli Horti Farnesiani tra il 1563 e il 1577. “L’installazione suggerisce giochi dismessi da trecento anni”, spiega Strano: “dall’alto torna a scendere una leggera pioggia, che in principio cadeva dalla Fontana dei Platani attraverso una cupola andata perduta, mentre energici zampilli sprizzano dal bordo della vasca in corte”.

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Obiettivo: rifunzionalizzazione di tutte le fontane

Inaugurato nel giorno del solstizio d’estate, il Ninfeo degli Specchi – così come la riapertura, dopo trent’anni degli Horti Farnesiani e la sistemazione del roseto Palatino con la sua rosa Augusta Palatina – rientra in un progetto più grande: quello della rifunzionalizzazione di tutte le fontane, antiche e moderne, del Parco archeologico del Colosseo.

Lo spiega il direttore del Parco, Alfonsina Russo. E aggiunge che “la valorizzazione del colle Palatino passa anche per il ripristino degli antichi contesti in una passeggiata che da oggi si arricchisce anche del suono antico dell’acqua che per secoli ha allietato i nostri antenati. L’area – ha concluso il direttore – diventa uno spazio ulteriore di refrigerio e sosta per i visitatori e a breve verrà restaurato il pavimento in mosaico”.

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