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Il Seicento in pittura: Georges de La Tour, l’artista di interni a lume di candela

Last Updated on 07/06/2020

Contemporaneo di Jacques Callot e dei fratelli Le Nain, l’artista francese Georges de La Tour è uno dei più originali proseliti di Michelangelo Merisi da Caravaggio.

Contemporaneo di Jacques Callot e dei fratelli Le Nain, Georges de La Tour è uno dei più originali proseliti di Michelangelo Merisi da Caravaggio.

Chi era Georges de La Tour

Il pittore francese Georges de La Tour (Vic-sur-Seille, 10 marzo 1593 – Lunéville, 30 gennaio 1652) era figlio di fornai. Divenne poi nobile sposando Diana le Nerf. Aprì bottega nello stesso anno del matrimonio, a Lunéville, dopo l’esenzione dal pagamento delle tasse municipali concessa da Enrico I il Buono, Duca di Lorena. Fino alla data di chiusura della sua attività, furono al suo servizio ben cinque apprendisti. Non vi sono testimonianze certe che La Tour abbia visitato la Penisola e Roma, dunque il suo palese caravaggismo deve essere stato mutuato dalla conoscenza del lavoro dell’olandese Hendrick Terbrugghen, assiduo frequentatore degli ambienti artistici romani di inizio secolo XVII, il cui protagonista, all’epoca, era Caravaggio.

La vita del pittore fu molto turbolenta. Numerosi furono gli atti giudiziari a suo carico. È passato alla storia come un uomo violento e avido, sempre pronto a difendere i privilegi nobiliari. Nel 1638, a causa dell’incendio che distrusse Lunéville, si trasferì con i dieci figli a Parigi. Per quell’anno di soggiorno fu “Pittore ordinario del Re”. Nell’inverno del 1652 fu stroncato da un’epidemia di pleurite, la stessa che uccise anche la moglie e il loro giovane servitore. L’attività di bottega fu proseguita dal figlio Étienne, anch’egli “Pittore ordinario del Re”.

Il “Caravaggio trasparente”

La Tour era un finissimo osservatore della realtà quotidiana. Il suo gusto per il naturalismo e i magistrali giochi di luci e ombre lo rendono, a buon diritto, uno dei più validi prosecutori della scuola caravaggista in Francia. Come ebbe a dire André Malraux, La Tour era un “Caravaggio trasparente”, che “interpretava la parte serena delle tenebre”. Spesso le sue opere sono ambientate in interni illuminati da una semplice candela. I suoi lavori più conosciute sono la Natività del museo di Rennes, il San Sebastiano di Berlino, il San Giuseppe e l’Angelo di Nantes e il San Giuseppe carpentiere del Louvre.

L’opera: San Giuseppe Carpentiere

Il San Giuseppe carpentiere è un olio su tela del 1642 (rientra dunque nel periodo della maturità del pittore) ed è oggi conservato al Louvre. Il dipinto presenta San Giuseppe nelle vesti di falegname intento al lavoro, affiancato da Gesù Bambino, il quale ha acceso una candela. La luce di quest’ultima mette in evidenza le rughe sul volto di Giuseppe. La trave che egli sta segando è da intendersi come una prefigurazione del legno della croce su cui Gesù morirà.

La fonte luminosa forma bruscamente le figure, mentre il resto è immerso nell’oscurità. Sapientissime le ombre create sulla parete di fondo, quelle sugli indumenti del bambino, sul pavimento e, soprattutto, i giochi di luce sulle mani di Gesù, tanto che le dita della mano sinistra sembrano quasi trasparenti fra loro.

Riapre a Milano la mostra Georges de La Tour: l’Europa della luce

Ha riaperto a Milano a Palazzo Reale la straordinaria mostra Georges de La Tour: l’Europa della luce, aperta il 7 febbraio scorso e chiusa per l’emergenza sanitaria dal 24 febbraio. La mostra riapre al pubblico con nuovi giorni e orari, accesso contingentato solo su prenotazione e con nuove disposizioni volte a tutelare la sicurezza dei visitatori.

La prima mostra in Italia dedicata a Georges de La Tour, attraverso mirati confronti tra i capolavori del Maestro francese e quelli di altri grandi del suo tempo – tra cui Gerrit van Honthorst, Paulus Bor, Trophime Bigot – porta una nuova riflessione sulla pittura dal naturale e sulle sperimentazioni luministiche, per affrontare i profondi interrogativi che ancora avvolgono l’opera di questo misterioso artista. Un’esposizione unica considerato che, come ebbe a sottolineare Roberto Longhi, in Italia non vi è conservata nessuna opera di La Tour e sono circa 40 le opere certamente attribuite al Maestro, di cui in mostra ne sono esposte 15 più una attribuita.

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