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Il Cinquecento in pittura: Pieter Bruegel il Vecchio, un sagace osservatore della cultura popolare

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Pieter Bruegel il Vecchio, estraneo a rappresentazioni classicheggianti, abolisce ogni idealizzazione per dar vita ad una cronaca quotidiana alla precisione lenticolare.

L’olandese Pieter Bruegel il Vecchio, estraneo a rappresentazioni classicheggianti, abolisce ogni idealizzazione per dar vita ad una cronaca quotidiana alla precisione lenticolare.

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Chi era Pieter Bruegel il Vecchio

Scarne sono e notizie circa il luogo e la data di nascita dell’artista. Le poche e lacunose informazioni disponibili si devono allo Schilderboek di Karel van Mander, un corrispettivo de Le vite del Vasari. Pieter Bruegel il Vecchio (epiteto attribuitogli per distinguerlo dal primogenito, Pieter Bruegel il Giovane) operò ad Anversa,  Bruxelles  e Amsterdam in qualità di disegnatore, incisore e pittore. Nonostante un viaggio in Italia (fu a Napoli nel periodo 1552-1556), si dimostrò refrattario al gusto dei grandi nomi della Penisola.

Leitmotiv del suo repertorio è uno spiccato sentimento per la Natura, colta nei suoi cicli e nei cambiamenti ad essa associati

Leitmotiv del suo repertorio è uno spiccato sentimento per la Natura, colta nei suoi cicli e nei cambiamenti ad essa associati (nel 1565 prende avvio il suo progetto di più ampio respiro: la rappresentazione dei mesi dell’anno, di cui cinque giunti fino ad oggi). Parimenti importante è il peso assunto dal folklore: famose sono le sue scene di vita agreste. Nella rappresentazione delle sue opere è evidente uno spirito ironico che pone in evidenza la banalità dell’esistenza, in cui riconduce, arditamente, anche i temi sacri.

Stilisticamente predilige figure di piccole dimensioni, con un punto di vista molto alto e lontano, a volo d’uccello. Verso la fine della sua carriera inverte la rotta e si contraddistingue per un certo monumentalismo, con soggetti in primo piano. Notevole la sua caratterizzazione del paesaggio: da una riflessione su  Joachim Patinier e sulla scuola danubiana, arriva ad associare ad esso un sentimento di grandiosità epica, saldamente legato alla vita e alle mansioni quotidiane dell’essere umano. Morì a Bruxelles, il 5 settembre 1569.

Il banchetto nuziale – La storia del dipinto

Il Banchetto nuziale è un dipinto a olio su tavola (114×164 cm) databile al 1568 circa e conservato nel Kunsthistorisches Museum di Vienna. A causa della decurtazione di circa cinque cm. subita nella parte inferiore (decurtazione effettuata per uniformarla a La danza dei contadini), non è possibile risalire a data e autore. Nel 1594 la tavola viene acquistata dall’arciduca Ernesto d’Asburgo. Nel 1659 l’opera è registrata nelle collezioni dell’arciduca Leopoldo Guglielmo.

Iconografia

La scena ritratta si svolge in un grande ambiente, probabilmente un granaio. La sposa è assisa davanti un drappo verde. Accanto a lei i genitori. Il padre indossa un mantello foderato di pelliccia. Spicca la sua seduta, ben più alta delle altre panche. Lo sposo, che secondo la tradizione deve servire ai tavoli, è da identificarsi con l’uomo che sta versando della birra (probabilmente lambic) in una brocca all’estrema sinistra. Potrebbe anche essere, tuttavia, l’uomo con il berretto rosso che sta mettendo in tavola le scodelle col cibo (forse polenta).

In primo piano un infante sta leccando un piatto. Un grosso copricapo adorno da una piuma di pavone gli copre gli occhi. Sempre in primo piano, spicca un dettaglio curioso: uno dei due camerieri che sta trasportando il grande pianale è raffigurato con due piedi sinistri. Ciò perché Bruegel non sapeva come posizionare quel piede: se in maniera tale che desse l’idea di una persona che si è arrestata nel moto girandosi oppure di un individuo che sta avanzando. Due suonatori di zampogna stanno in piedi nel medio piano. Quello con la giubba rossa ha momentaneamente smesso di suonare per girarsi ad osservare, con una viva espressione di golosità, le portate servite.

Seguendo l’andamento obliquo della tavola, ogni ospite si sussegue all’occhio del fruitore nella sua individualità. Ad esempio, un prelato sta confessando un uomo dalla barba rossa di profilo, forse Bruegel stesso. Se davvero così fosse, ciò segnalerebbe, per la prima volta, una certa compartecipazione dell’autore a quanto rappresentato. Da sotto la tovaglia fa capolino un cane, attirato dagli odori degli alimenti. All’estremità del tavolo un bambino si sta succhiando un dito. In lontananza altri personaggi si accalcano alla porta. La scena, ricca di dettagli e riflesso di un momento di allegra congregazione, cristallizza per sempre diversi tipi di umanità; forte, in tal senso, è la caratterizzazione psicologica. Ciò la rende un prototipo per la pittura di genere.

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