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Storia dell’Arte, il meglio del Cinquecento italiano in 5 artisti

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Raffaello e Michelangelo, Bronzino e Tiziano, nonché Annibale Carracci: ecco il meglio del Cinquecento italiano

Il Cinquecento, periodo d’oro dell’arte italiana in Europa, assiste al mutamento della posizione sociale dell’artista, nobilitato da una dignità tutta nuova..

Cinquecento italiano
Cinquecento italiano

Raffaello e Michelangelo, equilibrio compositivo e colossalità nel Cinquecento

Raffaello Sanzio (1483 – 1520) si distingue per la forte connotazione psicologica della sua ritrattistica e l’armonica relazione tra spazio e figure. Nel “Ritratto di Bindo Altoviti” (1515 ca.), alla National Gallery of Art di Washington, il soggetto, un giovane banchiere, è raffigurato di tre quarti, rivolto verso l’osservatore, con la mano sinistra al petto. Dall’espressione del viso, delicato e imberbe, si intuisce una certa intelligenza e nobiltà d’animo.

Raffaello Sanzio, Ritratto di Bindo Altoviti
Raffaello Sanzio, Ritratto di Bindo Altoviti

Nella concezione artistica di Michelangelo Buonarroti (1475 – 1564) la linea, costruttiva, ricerca la monumentalità. Nella “Sacra Famiglia” degli Uffizi (1503 -04), uno dei maggiori capolavori del Cinquecento, Maria, in torsione, con le braccia nude (un’iconografia del tutto nuova per l’epoca) sta affidando il Bambino a Giuseppe. Ciò conferisce al trio, iscritto in una piramide, un movimento serpentinato. Un punto di vista ribassato enfatizza le già massicce masse corporee.

Michelangelo Buonarroti, Sacra Famigli, nota come Tondo Doni
Michelangelo Buonarroti, Sacra Famigli, nota come Tondo Doni

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Bronzino, un pittore al servizio della corte medicea

Agnolo Bronzino (1503 – 1572) è associato automaticamente alla famiglia Medici, per cui esegue diverse opere ufficiali. Tra queste, il “Ritratto di Eleonora di Toledo col figlio Giovanni”, del 1545, agli Uffizi di Firenze. Le forme sono polite; una luce fredda investe i soggetti, collocati su uno sfondo naturale. Particolarmente apprezzabile è la trattazione dei gioielli e soprattutto dell’abito muliebre, un opulento broccato decorato alla spagnola che vuole celebrare la rinnovata industria serica fiorentina.

Agnolo Bronzino, Ritratto di Eleonora di Toledo col figlio Giovanni
Agnolo Bronzino, Ritratto di Eleonora di Toledo col figlio Giovanni

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La maniera coloristica di Tiziano

Tiziano Vecellio (1488/90 – 1576), Maestro per antonomasia della scuola coloristica veneta, approda, nel suo periodo tardo, ad accostamenti di macchie cromatiche e decise pennellate. Appartiene a tale fase il “Martirio di San Lorenzo”, eseguito nel 1558 e sito nella Chiesa dei Gesuiti a Venezia. La tela si caratterizza per i repentini bagliori luministici e il conseguente gioco di ombre, elementi che dirigono lo svolgimento di uno straordinario quanto moderno processo di trasfigurazione.

Tiziano Vecellio, Martirio di San Lorenzo
Tiziano Vecellio, Martirio di San Lorenzo

Annibale Carracci e la scena di genere

Annibale Carracci (1560 – 1609) mostra nel suo periodo giovanile una certa attrazione per il realismo e per Bartolomeo Passarotti, di cui evita però i grotteschi parossismi. Eloquente, in tal senso, il “Mangiafagioli” (1584 – 85), ora a Roma, alla Galleria Colonna. Il popolano, colto al momento del pasto, è chiaramente sorpreso dalla presenza dell’osservatore, a tal punto da sospendere a mezz’aria il cucchiaio che sta portando alla bocca. Lo sguardo è attonito e la bocca spalancata.

Annibale Carracci, Mangiafagioli
Annibale Carracci, Mangiafagioli

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